Ammiraglio Alberto Lais

La verità e le bugie

a cura di Simonetta Lais

figlia dell’Ing. Lucio Lais, Capitano di Fregata, Pluridecorato al Valor Militare

nipote dell’Ammiraglio Alberto Lais

 

Sommario

Cenni Biografici 3

Funerale. 3

Operazione “Rigoletto”. 4

Ammiraglio Alberto Lais a Washington 1940-1941. 5

1959 -  Rivelazioni del governo americano sull’espulsione dell’Ammiraglio Lais. 35

1962 – The Quiet Canadian. 37

Smentita Ufficiale Italiana. 38

Smentita Ufficiale Inglese. 40

1963 – Reazioni sulla stampa. 40

1964 – Il Canadese Tranquillo. 41

Comunicato Ufficiale della Longanesi 41

Il Processo. 42

Deposizione dell’Ammiraglio Ernesto Giuriati 43

La Sentenza. 47

Origine delle “bugie” sull’Ammiraglio Alberto Lais. 47

1965 - Cynthia. 48

1966 – H. Montgomery Hyde condannato da un tribunale inglese. 48

1967 – La Messaline des Ambassades. 52

1967 – Guerre sans Drapeau. 52

Origine della “diceria” del tradimento. 53

1974 (in Italia 1976) – Ultra Secret. 53

1975 (in Italia 1976) – Una cortina di bugie. 54

1976 – A Man Called Intrepid. 55

1979-1990 -  British Intelligence in the Second World War. 56

1980 – Spy!. 56

H. Montgomery  Hyde ritrattò quanto in precedenza scritto. 56

In Italia l’Ammiraglio Giovanni Torrisi, Capo di Stato Maggiore, fece una dichiarazione ufficiale. 58

Ci fu una inchiesta parlamentare. 59

1981 – Il vero traditore: il ruolo documentato di ULTRA nella guerra del Mediterraneo. 60

1982 – Secret Intelligence Agent. 60

1986 – Camp X. 60

1988 – Washington Goes to War. 61

Comunicato Ufficiale del Ministero della Difesa. 61

1989 – Sir William Stephenson muore e si scopre che era un bugiardo e un mistificatore. 63

1991 – Seizing the Enigma. The Race to Break the German U-Boat Codes, 1939-1943. 63

1992 – Cast No Shadow.. 64

1993 – Un brindisi per Matapan. 65

1993 – Storia e politica navale dell’età contemporanea. 66

1999 – The Secret History of British Intelligence in the Americas, 1940-1945. 66

2000 (in Italia 2002) – La guerra dei codici 66

2000 (in Italia 2003) – Il codice Enigma. 67

2006 – L’agguato di Matapan, 28-29 Marzo 1941. 67

2010 – ULTRA Intelligence e macchine Enigma nella guerra di Spagna, 1936-1939. 67

2010 – MI6. The History of the Secret Intelligence Service, 1909-1949. 67

Allegato 1- Sentenza I Grado. 68

Allegato 2 - Prima arringa dell’Avv. Prof. Pietro Nuvolone. 68

Allegato 3 - Sentenza Appello. 68

Allegato 4 - Seconda arringa dell’Avv. Prof. Pietro Nuvolone. 68

Allegato 5 - Sentenza Cassazione. 68

 

 

 


 

Cenni Biografici

L’ammiraglio Alberto Lais nasce a Roma il 4 Settembre 1882.

Figlio di Nicola Lais e di Ernesta Franceschetti, è il terzo di quattro fratelli: Emma, Giulio, Alberto, Giorgio.

Nel 1901 entra all’Accademia Navale di Livorno.

Il 25 Aprile 1914 sposa Leonor Evans (28 Maggio 1885 – 2 Giugno 1982), figlia di George Evans e di Leonor Maria de Sutton.

La coppia ha tre figli: Alberto (10 Novembre 1915 – 5 Ottobre 1917), Lucio (18 Dicembre 1918 – 30 Luglio 2000), Edna (2 Novembre 1920 – 24 Novembre 1994).

Destinazioni in servizio dopo aver compiuto il corso dell’Istituto di Guerra Marittima:

Giugno 1926 – Agosto 1929: Addetto Navale a Washington,

Dicembre 1929 – Agosto 1931: Comandante I Squadriglia CCTT (Zeffiro, Ostro, Borea, Espero),

Agosto 1931 – Marzo 1934: Capo del SIS,

Marzo 1934 – Marzo 1936: Comandante dell’Incrociatore Pola,

Marzo 1936 – Novembre 1936: Comandante Marina Brindisi,

Novembre 1936 – Giugno 1938: Capo del SIS,

Luglio 1938 – Ottobre 1938: Comandante IV e poi VI Divisione Navale,

Ottobre 1938 – Gennaio 1940: Capo del SIS,

Febbraio 1940 – Aprile 1941: Addetto Navale a Washington,

dal 10 Luglio 1941: Capo dell’Ispettorato Tecnico della Direzione generale della Marina Mercantile,

Ottobre 1944 – Gennaio 1947: Commissario Straordinario della Lega Navale,

Gennaio 1947 – Marzo 1948: Presidente della Lega Navale.

Muore a Roma il 7 Dicembre 1951.

 

Funerale

La scomparsa dell’Amm. Lais. “Il Giornale d’Italia”, 11 Dicembre 1951:

 

     Si sono svolti i funerali dell’ammiraglio Alberto Lais, uno dei più onesti e prodi marinai d’Italia. Fu infatti un prode marinaio in tutte le numerose e diverse prove della sua lunga vita di mare e di terra. Partecipò a tutte le guerre del mezzo secolo, da quando nel 1911 conquistò la prima ricompensa al valore sulla torpediniera “Orsa” dinanzi a Bengasi. Nel 1915 era imbarcato sulla divisione esploratori. Nel 1934 fu al Comando del “Pola” uno dei più belli incrociatori della Marina italiana e in quel comando dimostrò la sua perizia di manovratore abile e ardito. Nel 1938 è sul “Possagno” al comando di una Divisione di esploratori. Nel 1940 è addetto navale a Washington e mentre rimpatria viene catturato in pieno Oceano dal nemico che lo trattiene alle Bermuda, prigioniero per alcuni giorni, sebbene Italia e Stati Uniti non fossero ancora in guerra.

     Aveva cominciato la carriera nel 1905 come guardiamarina sulla “Sardegna”. Ma una parentesi particolarmente importante della sua vita fu quella dal 1926 al 1929 quando ricoprì la carica di Capo dell’Ufficio informazioni della Marina [in realtà dal 1926 al 1929 fu addetto navale a Washington]. Vi ritornò cinque anni dopo, nel 1934, creando dal nulla quel servizio crittografico che fu preziosissimo in seguito. Lasciato il servizio attivo fu Presidente della Lega Navale.

     Era nato a Roma ed aveva del romano di vecchio stampo le caratteristiche di solidità morale, la larga intelligenza, la generosità e la semplicità.

 

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Operazione “Rigoletto”

Nel 1937 mise a punto e diresse l’Operazione Rigoletto che permise ai servizi segreti navali di penetrare l’archivio segreto dell’addetto navale francese a Roma.

In proposito si possono vedere:

Marcantonio Bragadin, SIM, SIS e SIA – Operazione Rigoletto – Da Roma a Mosca. “Storia Illustrata”, numero speciale – Lo spionaggio nella Seconda Guerra Mondiale – vol. XXIII, n. 144, Novembre 1969, pp. 28-38;

Luigi Romersa, 1940, operazione “borotalco”. “Il Tempo”, 24 Novembre 1993.

 

Ammiraglio Alberto Lais a Washington 1940-1941

Nel Gennaio 1941, l’Ammiraglio Alberto Lais, dopo essere venuto a conoscenza di decisioni programmatiche del governo americano che prevedevano il sequestro dei 28 mercantili italiani ormeggiati nei porti americani e la loro riutilizzazione sotto bandiera americana per il trasporto di materiale bellico dagli Usa alla Gran Bretagna, mise a punto un piano per rendere inutilizzabili le navi per un lungo periodo senza peraltro recare alcun danno ai porti che le ospitavano. Nel merito ha comunicato con le superiori autorità a Roma e ne ha ricevuto le necessarie autorizzazioni. A bordo delle 28 navi è stata eseguita la demolizione sistematica e totale degli apparati motori mediante impiego di fiamma ossidrica, nel massimo segreto, in silenzio e senza impiego di esplosivi. Le navi sono rimaste ai loro ormeggi prive di motori (i motori erano proprietà degli armatori italiani). Le autorità americane se ne sono accorte quando il direttore del porto in cui si trovava ha ordinato alla motonave Villarperosa di cambiare ormeggio ed il comandante ha chiesto i rimorchiatori adducendo avaria in macchina.

Questa azione spiazzò completamente il British Security Co-ordination di William Stephenson che si occupava della sicurezza dei rifornimenti dagli USA, ancora neutrali, alla Gran Bretagna.

La reazione del governo americano fu di dichiarare “persona non grata” l’Ammiraglio Lais.

 

La vicenda delle navi è ampiamente illustrata in:

Ezio Ferrante, L’Ammiraglio Lais, Roosevelt e la “beffa” delle navi. “Storia delle Relazioni Internazionali”, Anno VII, 1991/2, pp. 375-397.

È interessante notare che questo è l’unico articolo in cui si trovano le date degli ordini dati dall’Ammiraglio Lais ai comandanti dei mercantili e le date di risposta di avvenuta esecuzione degli ordini. Date che Ezio Ferrante riporta direttamente dal “Rapporto di fine missione” dell’Ammiraglio Lais.

e brevemente in:

Marcantonio Bragadin, Il dramma della marina italiana 1940-1945. Milano: Oscar Mondadori, 1982, p. 301;

oltre ad aver occupato all’epoca le prime pagine del “New York Times”, del “New York Herald Tribune” e del “Washington Post”.

 

“New York Times”, April 2nd, 1941

 

Got Sabotage Order, Says Italian Skipper

Philadelphia, April 1st – Captain Romano Tomicich of the seized Italian ship Belvedere has told questioners that the four craft in the Delaware River were sabotaged by men in the crew “on orders from the proper authority”.

     The captain, together with officers and crews of the Italian vessels which the Coast Guard took over on Treasury Department instructions Sunday, was interned by immigration authorities at Gloucester, N.J. Investigation disclosed extensive damage to machinery, Coast Guardsmen said.

     “We did the best we could do put the engines and ships completely out of commission”, the captain said yesterday. “We did not want our own Italian ships carrying bombs to England to bomb our people.

     “We were distinctly told that our government would not tolerate sinking or setting fire to our ships in American waters; that under no circumstances were we to do anything that would in any way harm the American people.

     “That is why all the damage was done inside the ships.”

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“Washington Post”, April 2nd, 1941

SHIPS, from Page 1.

ceedings are not being considered against the crews. The Danish government has not protested the action.

     The deportation proceedings will be pressed and, if the men cannot be sent back to their own countries for lack of transportation facilities, they probably will be interned in the United States.

     The Axis protests demanded the release of the ships and the crews, and charged that the United States had acted illegally in taking the vessels and removing and arresting the seamen. The notes were written by Dr. Hans Thomsen the German charge d’affaires, and by Prince Colonna, the Italian Ambassador, upon their own initiative, without awaiting instructions from their foreign offices.

German Note Said to Be Stronger

     It is, therefore, possible that later more extensive protests may be made, after Berlin and Rome have studied the case.

     The German protest was said to have been in stronger terms than the Italian. But, unlike Prince Colonna, who delivered the note personally to Breckinridge Long, Assistant Secretary of State, Dr. Thomsen sent his communication by messenger and it did not reach Hull until just before his press conference this noon.

     Then, in announcing that the American action was legal, Secretary Hull suggested the sinking and burning of Axis ships in Latin-American ports would afford some confirmation of the position of this Government under the law.

     The Axis notes were not made public, but the substance of the communications was learned.

     Neither note mentioned sabotage, while each disputed the right of the United States to take the action it did, either under international or domestic law or in view of treaty guarantees of freedom of shipping.

French Envoy Sees Welles

     The belief persisted today that the Axis concern fundamentally ran not to what measures had thus far been taken but to the possibility that it is a prelude to the requisitioning of the vessels. According to officials, any such step would require legislation. Nevertheless, conjectures were rife that eventually the ships might find their way into the United States merchant fleet.

     Although French and other foreign ships in the United States ports are being kept under close surveillance, Gaston Henri-Haye, the French Ambassador, said after a conference with Sumner Welles, Undersecretary of State, that he had been assured there was no intention of taking over French vessels, and that there was no possible question of sabotage being committed on them. He pointed out that under the Franco-German armistice terms the ships could not be leased or chartered.

     There are 19 French ships in American ports. The Treasury said that “No additional seizures are planned – at least for the next 24 hours.” Eight of the French ships, including the Normandie, are in New York, four in New Orleans, two in St. Thomas, V.I., one in San Juan, P.R., two in Los Angeles, and two in San Francisco.

 

 

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“Washington Post”, April 3rd, 1941

 

Second Protests Filed by Italy and Germany in Ship Seizures

     In the face of an American rejection of their first complaints, Germany and Italy last night filed second protests against American seizure of 26 Axis merchant ships.

     The sole concession wrung from the State Department was compliance with a German demand that the Stars and Stripes be hauled down from the Nazi cargo ship Arauca, seized at Port Everglades, Fla.

     With this amendment, the United States maintained its refusal to release the vessels, or their crews, even after being told in a note from the German Chargé d’Affaires, Hans Thomsen, that “there is no legal basis in international law” for the seizures which, he asserted, violate a 1923 treaty of commerce and friendship with the United States.

     The text of the first German protest note was made public by the German Embassy. Though the State Department declined to reveal the contents of the second note, it was disclosed in official circles that the document complained against imprisonment of German nationals when 875 crewmen of the Axis ships were taken into custody. It was assumed that the second Italian protest was similar. The German Embassy described its second missive as “supplementary” to the first, delivered late Monday.

     The Italian government still guarded the contents of its notes.

     The second protests were handed to the State Department shortly after Secretary Hull had tacitly rejected the first Axis protests.

     Asked at his press conference if there was any present intention of complying with demands that the ships be released, Hull declared he had not heard of it in Government quarters.

     He reemphasized earlier declarations that there is no question as to the legality of the American action, which was based on a 1917 law allowing the Government to take custody of foreign ships in its ports when acts of sabotage are committed endangering navigation.

     Officials described the second notes as “stronger” in tone than the first.

     Germany’s original protest, firm but polite, demanded release of its two vessels and the crews, and the right to fly the Nazi swastika, in place of the American flag, from the Arauca.

     The State Department agreed to haul down the American flag but refused permission for hoisting of the German colors.

     When President Roosevelt was aboard his yacht at Port Everglades last week Germans aboard the Arauca, berthed nearby, broke out a large swastika flag.

     Sabotage was discovered aboard most of the Axis ships taken over.

     The Coast Guard issued orders yesterday, for removal of the American flag from the seized ships. The German and Italian vessels will fly no flag while they are in custody, but the 39 Danish ships taken over in a different type of action and on which skeleton crews are being permitted to remain, may fly the Danish flag while Danish officers are onboard.

     An official explanation of these orders was that the ships still belong to their foreign owners pending any forfeiture proceedings that may be taken later.

     Secretary Hull said the text of the American notes of reply, which are now being prepared, would be made public only upon consultation with the German and Italian Embassies.

     Informed Berlin quarters were reported to have said that the seizures would draw retaliation in “whatever form possible in the future”.

     In the midst of these developments, a Federal Grand Jury returned against five German officers and five crew members the first indictments on charges of sabotage aboard any of the seized ships.

     The offence carries a maximum penalty of $10,000 fine or 20 years imprisonment, or both.

     The action followed orders from Attorney General Jackson that United States attorneys take steps in all cases of sabotage aboard the vessels.

     The Boston indictments were returned against Capt. Ernest R. Heitzmann of the tanker Pauline Frederich, four of his officers and five members of the crew.

     United States Attorney Edmund J. Brandon indicated that indictments might also be sought against the captain and crew of the Italian freighter Dino, although damage aboard that craft was said by the Coast Guard to be slight.

     The Coast Guard reported that every piece of machinery aboard the German tanker had been damaged beyond repair.

     It was learned, meanwhile, that Federal intelligence services are seeking to establish whether any German or Italian officials in this country instigated the wholesale sabotage which crippled most of the seized vessels.

     If complicity of any officials can be proved, it was said, the State Department, is ready to take immediate action. The guilty officials would be handed their passports or their prompt recall would be demanded.

     Elsewhere in the hemisphere, where a continental policy of seizing Axis ships was developing, these developments were reported:

     Mexico City - Mexican marines were ordered to take possession of all German and Italian ships at Tampico and Vera Cruz after the 2,000 ton Italian tanker was set afire by her crew.

     Tampico, Mexico – Authorities said the crews of nine Axis vessels seized at Tampico would be interned to forestall sabotage attempts. German seamen on the liner Orinoco put up a fight when their ship was boarded, but the Marines soon overpowered them. Captains of the nine vessels were invited ashore for a conference, then were arrested when they landed.

     Buenos Aires, Argentine – Authoritative quarters said that Argentina, instead of seizing Axis vessels in her waters, may lease them. The Argentine press, meanwhile, unanimously applauded United States seizure of the vessels.

     Quito, Ecuador – The Ecuadorian government announced it had no intention of taking over the 1,120-ton German steamer Cerigo, which burst into flames when Ecuadorean authorities approached the vessel at Guayaquil Tuesday.

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“New York Times”, April 4th, 1941

U.S. Asks Recall of Italian Attaché in Ship Sabotage

     Washington, April 3 – The immediate recall of the Italian naval attaché, Admiral Alberto Lais, is demanded by the United States in a note connecting him with “acts in violation of the laws of the United States.” Secretary Hull said at a press conference today that these acts were the sabotaging of Italian ships in American ports.

     At the direction of President Roosevelt, Mr. Hull sent to the German and Italian Embassies Notes formally rejecting their protests against the seizure of two German and twenty-eight Italian vessels. The texts of the notes will be made public tomorrow.

     The demand for Admiral Lais’s recall was the first of its kind since Captain Boy-Ed of the German Embassy was returned to Berlin in December, 1915, because he was found to be “no longer acceptable to the Government of the United States.” Captain Boy-Ed was declared to have had connection with persons engaged in illegal and questionable acts in the United States.

     Secretary Hull said that whether withdrawal of any German diplomatic or military officials would be requested was a question which could not be discussed at this time.

Note to Prince Colonna

     The note to the Italian Ambassador, which was delivered last night and announced today, follows:

“Excellency:

     “I have the honor to state that various facts and circumstances have come to the attention of the Government of the United States connecting Admiral Alberto Lais, Naval Attaché of the Royal Italian Embassy, with the commission by certain persons of acts in violation of the laws of the United States.

     “The President has reached the conclusion that the continued presence of Admiral Lais as Naval Attaché of the embassy would no longer be agreeable to this government.

     “The President has directed me, therefore, to notify Your Excellency that Admiral Lais is persona non grata to this government as Naval Attaché of the Royal Italian Embassy at Washington, and to request that Your Excellency’s government withdraw him immediately from the United States.

     “The Royal Italian Government will no doubt realize that the Government of the United States has, in view of all the circumstances, no alternative course.

     “Accept, Excellency, the renewed assurances of my highest consideration.          Cordell Hull

“His Excellency

“Don Ascanio dei Principi Colonna,

“Royal Italian Ambassador.”

 

Admiral Lais Is Silent

 

     At the Embassy it was said that the note was transmitted to Rome and that there would be no comment until a reply was received from the Italian Government. Admiral Lais would make no statement.

     All phases of the sabotage incidents are under investigation. A belief prevailed here, however, that perhaps in view of the Captain Boy-Ed experience, the German Embassy may have been careful to keep its hands off any activities involving sabotage.

     Meanwhile signs continued to point to the possibility that the United States might take over the Italian and German ships, which now are merely held in protective custody.

     The Espionage Act of 1917, which provided authorization of domestic law for the Coast Guard to take over the ships, legal experts pointed out, permits the United States to ask for the forfeiture of the ships if it wishes to, once acts of sabotage have been committed.

     It was said that this probably could not be done, however, until after the present criminal proceedings have been completed by convictions, thus establishing in the eyes of the law that sabotage had been committed. Officials were not prepared to say that a decision had been reached to make use of the authorization in the 1917 statute and ask the courts for the forfeiture of the ships.

     Secretary Morgenthau said that the question of the final disposal of the vessels was “under study” by him and Secretary Jackson. Asked whether there was evidence that a concerted sabotage had been ordered by a foreign agency, he answered:

     “The facts speak for themselves.”

     Mr. Morgenthau said that everybody, from the President down, seemed to think the Coast Guard had acted well in seizing the ships and that letters of commendation had been pouring in.

     “If they hadn’t damaged these ships, the chances are that we would never have taken them into custody,” said the Secretary.

     Admiral Lais is 58 years of age and has been naval attaché here since January 1940. From 1926 to 1929 he was stationed here in the same capacity.

     His wife, who is an American, is the former Leonor Sutton Evans, daughter of Dr. George Evans of New York. They have two children, a son, Lucio, who is in the Italian Naval Academy at Leghorn, and a daughter, Edna, who has been studying in a secretarial school here.

     Admiral Lais was commissioned in the Italian Navy in 1904. His service has included command of the cruiser Pola, commandant of the Maritime District of Brindisi, twice Director of Naval Intelligence and Commander of Cruiser Division 6 when it was based on the Balearic Islands during the Spanish Civil War. He was promoted to rear admiral in 1936 and to admiral of division in 1938.

Italian Officials Watched

     An intimation that Italian Embassy officials were being observed closely was given on March 5 when Secretary Hull asked Prince Colonna to keep him informed of the movements outside Washington of the Italian naval and military attachés.

     Then, following the Italian request for the American Consulates at Palermo, Sicily, and Naples to be closed, the United States asked that the Italian Vice Consulates at Newark, N.J., and Detroit be closed. No response has been received, and it is understood that the request has yet to be complied with. Time was given to the consular officials to wind up their affaires, and this may explain the delay.

     In general, Congressional comment today approved the request for the recall of Admiral Lais. Many Senators refrained from voicing their views because they considered the matter “entirely within the province” of the Executive.

     Senator Lucas said that, if the State Department had conclusive proof against the Naval Attaché, it was “well within its rights in demanding the recall.”

     Some of the comment of House members was as follows:

     Representative McCormack, the majority leader – It is reasonable to assume that the State Department has evidence that the Naval Attaché was the responsible party. If that is so, it was the duty of the Department to ask for his recall.

     Representative Carl Vinson – I am thoroughly in accord with what the Secretary of State has done.

     Representative Shafer – This is just one of those incidents that we can expect that might prove our involvement in the war.

     Representative Arends – It is just in keeping with the things that have been happening.

     Representative Mundt – I hope the Administration does not intend to use this ship incident as a means of putting this country squarely into a shooting war.

Rumors of Reprisals

     The State Department said today it had no official reports concerning the arrests of American citizens in Germany, of students rioting before the American Embassy in Rome, or a possibility that the Nazis may adopt reprisals in retaliation for the taking of their ships into protective custody here. In view of the absence of official details, the department refused to comment on these matters.

     If a war of retaliation should ensue, with property being confiscated in all three countries, a considerable amount would be involved, according to estimates here.

     American assets in Germany are estimated to total about $432,000,000, including $228,000,000 in direct investments such as plants and factories, $165,000,000 in German bonds and about $39,566,000 in short-term credits.

     German assets in the United States total about $106,725,000 of which $100,000,000 is in direct investments and the remainder in short-term credits.

     American assets in Italy total about $145,000,000 including $70,000,000 direct investments, $73,000,000 in Italian bonds and $2,000,000 in short-term credits.

     Italian assets in the United States total around $52,000,000, including $12,000,000 direct investments, $22,000,000 miscellaneous real estate and mortgage holdings and $17,904,000 short-term credits.

 

Seized Ships Grouped

Five Italian Craft Tied Up at Hoboken, 15 Danish at Bayonne

     All of the twenty Danish and Italian ships seized in this area by the government Sunday were safely tied up last night at two concentration points, where they were being closely guarded pending a decision about future disposition.

     The fifteen Danish vessels, to which most of the Danish seamen had returned yesterday after assurances from them that none of the machinery would be harmed, were tied up at the Bayonne Terminal in the upper bay. The five Italian vessels, some of them so badly damaged that repairs will take several months, were towed to the Maritime Commission terminal at Pier 3, Hoboken, where they were moored under the direction of Captain Granville Conway, director of the commission here. The question of repairing the ships will be settled later, but there is no present plan to send them to drydock, it was said.

     Byron H. Uhl, district director of immigration and naturalization on Ellis Island, said that individual “warrant proceedings” were being conducted in the cases of 160 Italian seamen held on the island and that reports on their eligibility to remain in this country would be sent to Washington. Mr. Uhl stressed that the Ellis Island authorities were not concerned in the matter of sabotage, but would question the men solely on their status as seamen.

     A spokesman at the office of the United States District Attorney in Trenton, N.J., stated that criminal action might be taken against officers or crew members of the five Italian vessels which were seized at Newark. The attorney’s office and agents of the F.B.I. are still investigating the reported sabotage and if prosecution is warranted the case will be presented to a Federal grand jury next week, the spokesman said.

 

 

Italians Held at Canal

     Cristobal, C.Z., April 3 (UP) – The captain and two officers of the 23,255-ton Italian luxury liner Conte Biancamano, seized here by the United States Sunday, were arrested on the vessel today. They were held pending deportation proceedings.

 

 

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“Washington Post”, April 5th, 1941

Texts of U.S. Notes on Axis Ship Protests

 

     The texts of the United States notes rejecting the German and Italian protests against seizure of 30 merchant vessels and their crews in American waters follows:

     The note from Secretary Hull to Hans Thomsen, Chargé d’Affaires of Germany:

     I am in receipt of your two notes dated March 31 and April 1, 1941, respectively regarding the taking of possession and control of the German tanker Pauline Friedrich in the Port of Boston and the motorship Arauca at Port Everglades and the removal therefrom of the officers and crews.

     I note your allegation that there is no legal basis in international law for the action taken and that it constitutes a violation of the existing treaty of friendship, commerce and consular rights, signed by our two governments December 8, 1923. You even go so far as to request that these vessels be restored to the “unlimited authority of the captains” and that the members of the crews be placed at “liberty immediately” and allowed “to return to and stay on board their ships”, etc.

     I am surprised at these extreme assertions and demands. In the first place, you do not state upon what principle of international law or upon what provision of the treaty between our two countries you rely, and, in the second place, you seem wholly to disregard the plain provisions of our statutes which make it a felony for the master or any other person in charge or command of a vessel, foreign or domestic, or for any member of the crew or other person, within the territorial waters of the United States, willfully to cause or permit the destruction or injury of such a vessel or to tamper with its motive power or instrumentalities of navigation: and which authorize the authorities of this Government to take possession and control of any vessel and remove therefrom the officers and crew when such action is deemed to be necessary to protect the vessel from damage or injury or to prevent damage or injury to any harbor or waters of the United States.

Cites International Law

     I know of no principle of international law which permits the masters or crews of vessels of a country which have sought refuge in or entered the ports of another country to commit acts of destruction in disregard of local law and of the hospitality which they have been permitted to enjoy; nor is there any provision in the treaty between our two countries which lends even color of support to any such argument: It would indeed be unthinkable that any civilized nation would become a party to a treaty containing any such provision or that it would subscribe to any so-called principle of international law which would permit foreign vessels to be brought to its harbors and roadsteads and there willfully damaged and wrecked in violation of law and to the detriment of navigation and even the safety of its harbors without restraint or hindrance by the local sovereign.

     On one of the vessels here in question the auxiliary machinery was smashed and the main propelling machinery was deliberately wrecked; and if the scuttling and burning of ships in other harbors of this continent may be regarded as indicative of what might be expected in our ports, it is difficult to see how your government could expect this government to be oblivious to the situation presented.

     An inquiry is being made concerning other features of your complaint and I shall communicate with you regarding them at a later date.

     Accept, sir, the renewed assurances of my high consideration.          Cordell Hull

 

The note from Hull to Don Ascanio dei Principi Colonna, Italian Ambassador:

     The Secretary of State presents his compliments to His Excellency the Royal Italian Ambassador and has the honor to acknowledge the receipt of his two communications dated March 31 and April 1, 1941, concerning the taking of possession and control of certain Italian merchant vessels lying in ports of the United States and the removal therefrom of the officers and crews.

     The law of the United States makes it a felony for the master or any person in charge or command of a vessel within the territorial waters of the United States, or for any member of the crew or other person, willfully to cause or permit the destruction or injury of such vessel or to tamper with its motive power or instrumentalities of navigation. It also authorizes the authorities of the Government of the United States to take possession and control of any vessel and to remove therefrom the officers and crews when such action is deemed to be necessary to protect the vessel from damage or injury or to prevent damage or injury to any harbor or waters of the United States.

25 of 27 Need Repairs

     Of the 27 Italian vessels in ports of continental United States, 25 of them were so badly damaged that extensive repairs in shipyards will be necessary to render possible their navigation. These concerted and widespread acts of destruction on the part of officers and crews in violation of specific provisions of the statutory laws of the United States, and at a time when the vessels were enjoying the hospitality and protection of our ports cannot be  viewed with equanimity. The Italian Ambassador must have overlooked the gravity of the situation when, in his communication of March 31, he registered a protest against the action on the part of the Federal authorities with respect to “Italian properties and nationals.”

     With respect to the Ambassador specific inquiry as to the views and intentions of the Government of the United States regarding the ships and their crews, the Ambassador is informed that this matter is now receiving the attention of the appropriate authorities of the Government and will be determined in the light of the law and the pertinent facts.

     The Secretary of State will communicate with the Ambassador concerning the other questions raised by him as soon as advices thereon shall have been received from the authorities directly concerned.

 

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April 9th, 1941

Italy Demands Recall by U.S. of Air Attaché

Washington, April 9 (A.P.) – Italy demanded the recall of the American Assistant Military Attaché in Rome today in apparent reprisal for the action of the United States in forcing the withdrawal of the Italian Naval Attaché from this country. The State Department announced that the Italian Government had made the request for the withdrawal of Capt. William C. Bentley in the same note in which it complied with the American request for the withdrawal of Admiral Alberto Lais, the Italian Naval Attaché here.

Text of Announcement

     The text of the State Department announcement:

     “By note of April 3, 1941, the Secretary of State notified the Royal Italian Ambassador that Admiral Alberto Lais, naval attaché of the Royal Italian embassy, was persona non grata to this Government and requested that the Royal Italian Government withdraw him immediately from the United States.

     “The Secretary of State has now been informed by the Royal Italian Ambassador in a note dated April 8 that Admiral Lais had ceased from his functions and will leave this country without delay.

     “In the same note, the Royal Italian Ambassador stated that Capt. William C. Bentley, Assistant Military Attaché and Assistant Military Attaché for Air of the United States embassy in Rome, is persona non grata to the Royal Italian Government, and requested that he be withdrawn immediately from Italy.”

     Admiral Lais’s recall was asked in connection with charges that he directed sabotage on Italian merchant ships which have been taken into American custody. It was not stated immediately if the American Government would comply with the Italian request for the withdrawal of Capt. Bentley, but it was taken for granted that this would be done in accordance with diplomatic custom.

     The State Department did not indicate that Italy had given any reason for declaring him persona non grata.

 

 

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 “New York Times”, April 26th, 1941

 

     Vice Admiral Alberto Lais, naval attaché in the Italian Embassy in Washington, whose recall was requested by the United States Government and who sailed yesterday for Spain on the Spanish liner Marques de Comillas, defended the action of the officers and crew of Italian merchant vessels who damaged the motive and navigation equipment of their vessels in American harbors.

     The admiral handed reporters a formal statement on board the liner before sailing. The Italian ships, he said, were damaged internally because the government expressly had forbidden any action which might hurt the American people.

     Nevertheless, the statement declared, the Italian Government did not want its own vessels transporting bombs for use against the Italians.

     “Did you give the order to sabotage the ships?” Vice Admiral Lais was asked.

     “My goodness! No comment,” he said. “I have persistently refused to grant any interview because I have no comment to make. Everything on the subject has already been made clear by the masters of the ships.”

     He protested at the use of the word “sabotaged” and added:

     “These masters have simply fulfilled that pledge of honor and duty written in 1813 on the flag of your gallant Commodore Perry with these splendid words ‘Don’t give up the ship’. And it is in front of that glorious flag that the American boys take their oath when they join the Navy at Annapolis.”

     Admiral Lais went to the ship with his daughter Edna, 20 years old, and Lieut. E. Filo Della Torre, acting naval attaché at the Italian Embassy. He said his daughter was born in Rome and his wife was born in this country. He does not know what his next appointment will be, he added.

     Of the 203 passengers sailing from New York in the Spanish liner, about 70 per cent were Germans. Many of them were women and children and all, apparently upon instructions, refused to talk at the pier.

     Another passenger was Antonio Bustamente, Spanish bullfighter, who has been making an eight months’ tour of Venezuela, Colombia and other South American countries.

 

 

 

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“New York Herald Tribune”, April 26th, 1941

 

Admiral Alberto Lais, Italian Naval Attaché, who was recalled by his government at the request of President Roosevelt for alleged complicity in sabotage of Italian ships in American harbors, sailed for Spain last night on the Spanish liner Marques de Comillas on his way to Rome. The ship left Columbia Street, Brooklyn, with 306 passengers, many of them German women and children returning to Germany.

     Admiral Lais handed reporters a prepared statement saying that the captains of the Italian ships had “made everything perfectly clear.” It reviewed their assertion that they had damaged only the engines so that their ships could not be used to carry bombs to England which might be dropped in Italy and that they had done no harm to the American people, and then continued:

     “This shows how unfair has been the word sabotage used by the press in referring to the action of the masters of the Italian ships. These masters have simply fulfilled that pledge of honor and duty written in 1813 on the flag of your gallant Commodore Perry with these splendid words: ‘Don’t give up the ship’. And it is in front of that glorious flag that the American boys take their oath when they join the Navy at Annapolis.”

     When asked if he had been responsible for the order to wreck the ship’s engines, he answered, “My goodness, no comment on that.”

     Admiral Lais was accompanied to the pier by his daughter, Edna, but he sailed alone. His wife, the former Leonor Sutton Evans, daughter of Dr. George Evans, of New York, did not appear to bid him farewell at the pier. She is an American citizen, so that the request for her husband’s recall does not compel her to leave the United States.

 

    

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“Il Giornale d’Italia”

 

L’ammiraglio Lais fermato arbitrariamente dagli inglesi alle Bermude e rilasciato in seguito alle proteste della nostra Ambasciata a Washington.

(Per marconigramma dal nostro corrispondente)

New York, 8. – Solo oggi si apprende attraverso una breve informazione apparsa sopra la prima edizione del “Sun” e scomparsa nelle immediate, successive edizioni, la notizia dell’arbitrario fermo alle Bermude dell’Ammiraglio Lais, già addetto navale a Washington e attualmente in viaggio per l’Italia.

     L’Ammiraglio era partito col piroscafo spagnolo, “Decomillas”, il 25 marzo. Appena fuori delle acque territoriali, il piroscafo veniva condotto dagli inglesi alle Bermude, dove sostava sette giorni. Venivano così sbarcate tonnellate di posta e trentasei passeggeri, fra cui l’Ammiraglio, nonostante egli viaggiasse con un regolare salvacondotto diplomatico americano, vistato anche dagli inglesi per aver egli finito la sua missione. All’Ammiraglio, trattenuto sotto scorta armata, veniva impedito di mettersi in relazione telegrafica con le autorità italiane o americane, mentre il piroscafo, dopo la forzata sosta, ripartiva alla volta di Bilbao.

     Informate dalla Compagnia di navigazione, le autorità consolari americane alle Bermude, intervenivano per far rispettare il salvacondotto, ma incontravano la netta ostilità delle autorità inglesi, sotto lo specioso pretesto di voler trattenere l’Ammiraglio, quale ostaggio, per l’incerta sorte del Ministro inglese a Belgrado, che si riteneva allora catturato dalle truppe italiane in Dalmazia.

     Solo ieri la nostra rappresentanza a Washington aveva privatamente sentore dell’incidente ed elevava vibrate proteste al Dipartimento di Stato, che si era impegnato a garantire il libero viaggio all’Ammiraglio. L’intervento del Dipartimento di Stato verso le autorità inglesi, insieme all’assicurazione – da giorni d’altro canto notoria – che il Ministro inglese a Belgrado era in salvo, pare abbia ottenuto il rilascio dell’Ammiraglio, che sarebbe stato posto in grado di riprendere il suo viaggio, sopra il piroscafo americano “Exeter” [“Excalibur”], che arriverà alle Bermude domani, per fare poi rotta verso Lisbona.

                                                                                                                                           Piero Saporiti

 

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“The Evening Star”, May 7th, 1941

‘Had to Obey Orders’, Italian Sailors Testify In Engine-Wrecking

Ignorant of U.S. Laws, They Contend; Command Lais to Embassy Attaché

 

By the Associated Press.

     WILSON, N.C., May 7. – Members of the Italian freighter Villarperosa’s engine room crew on trial with the ship’s master and chief engineer on charges under the anti-sabotage law of tampering with the vessel’s engines, testified in Federal Court today that they “had to obey orders” and knew nothing of the United States laws, but “only of the laws of Italy”.

     All nine admitted a part in the alleged attempt to destroy the huge Diesel engines.

     Enrico Severino told the court that he was not concerned with United States laws.

     The defendants testified that they would be punished if they failed to obey the orders of ship Capt. Adriano Merlano Bersia.

     Carlo Novello, the chief engineer, said he had orders from the captain to destroy the engines and that he, in turn, ordered the engine room crew to carry them out and that no one else on the vessel had anything to do with it.

     Capt. Bersia said yesterday that Count Filo Della Torre, assistant naval attaché at the Embassy in Washington, advised him on February 19 to be ready to wreck the motors of the freighter, then in port at Wilmington. The order, he said, was received March 20 and immediately obeyed.

     He said he did not know he was committing an unlawful act, but “was trying to do something good for Italy”. He merely executed an order, he told the jury, “just as I might go to the electric chair if I were ordered to do it for Italy”. Also, he explained, he feared that the ship, in American port to take on scrap iron when war was declared, would fall into the hands of the English.

     The crew members have been held in prison. Their ship is in Federal custody.

     Asked by the court to describe the treatment he had received, Capt. Bersia replied that in the first place his vessel was boarded by armed men and that he and the crew were confined “with common criminals” at Savannah.

 

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Interessante è un articolo, dal titolo Admiral Land’s Task, apparso sul “New York Times” un anno dopo, l’11 Febbraio 1942, da cui risulta che le navi sabotate non erano ancora in grado di riprendere il mare.

Arthur Krock, Admiral Land’s Task. “The New York Times”, February 11th, 1942:

 

     Washington, Feb. 10 – It was merely fortuitous that the President’s assignment to Admiral Emory S. Land of full and final control of war shipping should have been made public on the same day that the Lafayette (Normandie) burned at her pier. But the calamity added the replacement of 83,423 tons to the many problems which have been given to Admiral Land for solution.

     The President ordered that henceforth Admiral Land shall have the last word on the “operation, purchase, charter, requisition and use” of nonmilitary ships engaged in the war effort for those intercoastal craft in the province of the Director of Transportation, domestic. This means that instead of the five-man board of Maritime Commission, of which Admiral Land is chairman, one man will settle these difficult questions. With his associates on the commission he will continue to supervise the construction of shipping.

     The problem of the shipping sector of the war effort include operations, priorities, labor relations and supply of the battlefronts. If the war continues to its end to be fought on other continents and islands, these problems will remain at the base of all the others. The consensus in Washington seems to be that, because of his exceptional record as an administrator, Admiral Land was the best possible choice for a task of unexcelled difficulty.

               Some of His Problems

     When the recent submarine destructions of the shipping of the United Nations began in the Atlantic, the Admiral and his commission had brought the rate of new construction well abreast of losses at sea. How far, or whether, it is now below that rate is the secret of the Navy Department.

     Some of the problems, and their attendant factors, which Admiral Land is now to tackle with one-man authority are these:

1.       Priorities. In the opinion of many war officials, supplies should be shipped in this order of preference: to Russia, to China and the Far Pacific, to the Red Sea, to the United Kingdom, from the sources of strategic materials, to the destinations of the various American expeditionary forces. The position of the latter among priorities is put down as a variable, to move from the top to the bottom of the list as events of the war dictate. Admiral Land will be expected to allocate ship movements and tonnage in accordance with the order of supply priorities, as prescribed from time to time, with full authority of decision except in so far as, in the words of the executive order, he is to be “guided” by WPB schedules.

Shipping facilities now – and for some time – will furnish cargo space far below the amount required to carry out the government’s commitments to the United Nations and to transport inbound strategic materials and outbound troops. Admiral Land must work out the best pro rata he can.

2.       Operations. The Russians have been disappointed at the percentage of the commitment to them which they have been receiving. Some ships have been found faulty and turned back: one was obliged to do this twice. The reason is that many of the seized German and Italian ships were so deftly sabotaged that it was impossible to discover all of the damage until they took a pounding at sea. Other ships bound for Russia have had setbacks either because they were necessarily in the hands of green crews, or because they were strange vessels in the hands of experienced crews familiar with other types.

These causes, plus the overall one that shipping space does not match commitments, are largely responsible for the disappointment of the Russians. Admiral Land must correct all these things as best he can.

 

Spirit of Urgency Lacking

 

3.       Labor. This condition in the shipyards is now peaceable. But here, as in other sectors of the war effort, supervisors complain that there is a lack of the spirit of urgency and alarm which would, it is held, produce even more satisfactory results.

The Navy yards and the private yards are loaded with work as ever before, and this includes building, conversion and repairs (of United Nations vessels as well as of our own). Conversion is the hardest job of the three. To change a transport into a combatant-carrier, for example, means that three times as much cubic space and five times as much weight per man must be arranged. This has required the transfer of the best shipyard workmen to conversion and put construction and repairs, except in Navy yards, into the hands of the less able workers. Admiral Land must somehow maintain the best possible standards of production in these labor areas.

4.       Oil Supply. Since enemy submarines have been devoting so much of their destructive attention to tankers, the Admiral, with other officials who direct the supply of fuel to ships and planes, must grapple with the prospect of a vital shortage in these essential sinews of war.

 

     This gives a general idea of the task to which his full and final authority is to be addressed, subject to the reservations noted above and to such revisions of priority, etc. as the President may from time to time prescribe.

     So long as shipping remains the lifeline of the war effort – which will be as long as the war can be held away from the North American continent – no task will be more important or more difficult than that which has been assigned to Admiral Land.

     He begins the new phase of his attack on it with more and concentrated authority, the high esteem of the President, of the executive warmaking group and of Congress. It is notable that in none of the criticism, Congressional and outside, has his Maritime Commission been charged with responsibility for any major defect of the armament program. And the Truman committee of the Senate singled out Admiral Land and the commission for unreserved commendation.

 

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Con l’Ammiraglio Alberto Lais a Washington c’erano la moglie Leonor Evans e la figlia Edna.

Il figlio Lucio (Corso Uragano 1938-1941) dal 2 Marzo 1941 era imbarcato sulla corazzata Giulio Cesare ed ha combattuto tutta la guerra nel Mediterraneo.

 

Dopo il suo forzato rimpatrio, l’Ammiraglio Alberto Lais non potendo disporre dell’appartamento di famiglia, che era stato affittato, visse per qualche tempo in albergo, e poi trovò e prese in affitto un appartamento (Via Vittoria Colonna 1, Roma) dove rimase per il resto della sua vita.

 

1959 -  Rivelazioni del governo americano sull’espulsione dell’Ammiraglio Lais

Il Dipartimento di Stato USA rende pubblici documenti riguardanti il sabotaggio dei mercantili italiani.

E la vicenda vera appare sulla stampa.

Rivelazioni del governo americano sull’espulsione dell’Ammiraglio Lais. “Il Giornale d’Italia”, 11/12 Maggio 1959.

Rivelazioni del governo americano sull’espulsione dell’Ammiraglio Lais. “Il Giornale d’Italia”, 11/12 Maggio 1959:

 

Washington, 11. – Ventidue navi italiane alla fonda nei porti americani furono sabotate nel marzo 1941 dagli equipaggi per impedire che fossero consegnate agli inglesi, come il Dipartimento della Difesa statunitense aveva intenzione di fare. L’ordine di sabotaggio fu trasmesso agli equipaggi dall’addetto navale italiano, ammiraglio Lais, e così le ventidue navi furono messe fuori uso.

     Di questa movimentata vicenda, verificatasi alla vigilia dell’ingresso in guerra degli Stati Uniti, se ne è avuta notizia dalla pubblicazione di documenti ad opera del Dipartimento di Stato. L’ammiraglio Lais fu espulso dagli Stati Uniti come “persona non gradita”. Il sabotaggio delle ventidue navi si era svolto senza che le autorità americane se ne accorgessero.

     Quello che va sotto il nome “caso Lais” ebbe inizio nei primi giorni del marzo 1941, quando l’ambasciatore italiano negli Stati Uniti, principe Ascanio Colonna, riunì gli addetti militari per uno “staff meeting”. In quella occasione, l’addetto navale Lais riferì di essere riuscito ad appurare che il Dipartimento della Difesa progettava di consegnare all’Ammiragliato inglese le navi italiane che erano rimaste bloccate nei porti americani dallo scoppio del conflitto.

     Tale decisione americana si giustificava col fatto che gli inglesi, messi a mal partito in fatto di tonnellaggio navale dagli insistenti e micidiali attacchi dei sommergibili tedeschi all’agguato nell’Oceano Atlantico, avevano bisogno di mercantili per coprire le perdite alle quali stavano andando incontro.

     In seguito a tale situazione, l’ammiraglio Lais, su istruzioni del governo di Roma, trasmise agli equipaggi delle navi italiane l’ordine di rendere inutilizzabili le loro navi. Non era compito da poco, dato che le unità italiane alla fonda erano sotto l’attenta sorveglianza della Guardia Costiera americana.

     Copia di uno dei telegrammi con l’ordine di sabotaggio giunse al Dipartimento di Stato il 1 aprile. Era un telegramma indirizzato ad un nostromo di una delle quattro navi alla fonda nella base della Virginia. In esso si ordinava agli equipaggi di “mettere le navi fuori uso, con la preghiera di comunicare l’ordine agli ufficiali delle altre unità in porto”.

     L’ordine era soprattutto quello di danneggiare l’apparato motore delle navi per rendere impossibile agli americani, quando sarebbero saliti sulle unità, di dirottarle.

     A Norfolk, Baltimora, New York e Boston gli equipaggi delle navi italiane si misero velocemente all’opera e, di notte, smontarono i motori buttando a mare i pezzi smontati insieme a quelli di ricambio. Il sabotaggio fu condotto a termine senza che nulla di sospetto fosse avvertito dalla Guardia Costiera.

    Fu il 2 aprile, il giorno cioè successivo al sequestro del telegramma trovato addosso al nostromo di una delle navi all’attracco a Norfolk, che l’ambasciatore Colonna fu convocato dall’assistente segretario di Stato Long, il quale gli disse: “L’ammiraglio Alberto Lais è persona non gradita. Egli ha violato seriamente le leggi americane e deve lasciare perciò il territorio degli Stati Uniti al più presto, non essendo più considerato da questo governo in qualità di addetto navale italiano”.

     L’espulsione dell’ammiraglio Lais veniva giustificata col fatto che “ordinando il danneggiamento delle navi poste sotto il controllo delle autorità americane, si creano ostacoli alla loro navigazione nelle nostre acque, violando le leggi del paese”.

     Nel colloquio, che si svolse in clima di fredda tensione, Long fece presente all’ambasciatore Colonna che la partenza dell’ammiraglio Lais doveva essere “immediata”; il nostro addetto navale doveva – sottolineò Long – lasciare gli Stati Uniti “alla prima occasione”.

     Lais lasciò gli Stati Uniti il 25 aprile. Pochi giorni prima il governo di Roma aveva espulso dall’Italia l’addetto aeronautico Bentley, sotto l’accusa di avere preso fotografie di interesse militare da bordo del suo aereo.

     Nei documenti diplomatici pubblicati ieri dalle autorità di Washington figurano il carteggio e i colloqui svoltisi tra il febbraio ed il giugno 1941 fra Roma e Washington e fra l’ambasciatore italiano e il governo americano nei mesi e nelle settimane della vigilia dell’entrata in guerra degli Stati Uniti. Vi figurano in particolare le vicende che caratterizzarono la limitazione di movimenti per il personale diplomatico delle due nazioni, il richiesto trasferimento dei consolati americani da Palermo e Napoli in località a Nord di Roma, e infine la chiusura dei consolati italiani negli Stati Uniti.

 

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1962 – The Quiet Canadian

Nel 1962 la verità viene manipolata e diventa una accusa di tradimento.

H. Montgomery Hyde pubblica in Inghilterra The Quiet Canadian (introduzione di David K.E. Bruce), e lo stesso libro con il titolo Room 3603 negli USA (introduzione di Ian Fleming).

Questo libro vuole essere una biografia di Sir William Stephenson.

In esso si afferma che l’Ammiraglio Lais si sarebbe fatto sedurre dalla spia Cynthia, le avrebbe consegnato i cifrari della Marina e la avrebbe informata del sabotaggio dei mercantili. Inoltre, all’atto della partenza dagli USA, avrebbe trascurato moglie e bambini per passare gli ultimi istanti con Cynthia.

Le affermazioni di Hyde furono oggetto di inchiesta da parte del Ministero della Difesa che fece un Comunicato Ufficiale (30 Ottobre 1962) nel quale afferma essere false e infondate.

Il Comunicato Ufficiale fu pubblicato sui quotidiani italiani.

Lo stesso Comunicato Ufficiale fu pubblicato a Londra sul “Times” il 11 Novembre 1962.

L’Ammiragliato Britannico fece una dichiarazione simile poi ribadita in una lettera – datata 8 Marzo 1965 – indirizzata all’Ammiraglio Ernesto Giuriati, Capo di Stato Maggiore.

Lucio Lais non poté fare causa a Hyde perché per la legge inglese “actio personalis moritur cum persona”.

 

Smentita Ufficiale Italiana

Dal Ministero della Difesa

Smentito un presunto caso di spionaggio

L’addetto navale italiano a Washington non cedette al servizio segreto britannico i cifrari della marina.

 

     Nei giorni scorsi alcuni giornali italiani hanno diffuso la notizia – ripresa da un settimanale inglese – della prossima pubblicazione in Inghilterra di un libro su azioni di spionaggio svolte, da agenti inglesi, negli S.U. durante l’ultima guerra. Nel libro, che secondo il settimanale avrebbe un crisma ufficiale, sarebbe riportato anche un episodio relativo all’addetto navale italiano all’epoca a Washington, ammiraglio Alberto Lais, che avrebbe ceduto ad un agente del servizio segreto britannico un cifrario, utilizzato poi dagli inglesi nella battaglia di Matapan. Al riguardo l’ufficio stampa del Ministero della difesa ha dichiarato ieri che, l’episodio citato non ha alcun fondamento di verità. A parte il fatto – è stato precisato – che l’ammiragliato inglese ha già formalmente smentito che il libro abbia qualsiasi carattere di ufficialità, è da rilevare che l’ammiraglio Lais – morto nel 1951 – fu un ufficiale sempre integro e onorabile sotto tutti gli aspetti e anzi nel periodo considerato, riuscì clandestinamente a organizzare e svolgere il completo sabotaggio di 26 su 28 unità mercantili italiane dislocate agli inizi del conflitto nei porti USA, rendendole inefficaci sebbene fossero presidiate dalla guardia costiera americana. Per questa azione fu infatti allontanato dagli Stati Uniti d’America perché “persona non gradita”.

     Non è certo da escludersi che l’ammiraglio sia stato avvicinato da agenti del servizio segreto britannico, come non è da escludere che egli, per identificare tali agenti si sia valso del sistema ben noto di cedere materiale falso e quindi di nessun valore. Sta di fatto comunque – ha aggiunto l’ufficio stampa difesa – che i nostri addetti navali all’estero, proprio per evitare qualsiasi compromissione dei cifrari operativi, non avevano mai avuto in dotazione tali cifrari che erano quelli con i quali venivano trasmessi ordini alle navi. I nostri addetti erano in possesso soltanto di cifrari per le loro comunicazioni con l’Italia e queste – come dimostra il citato sabotaggio delle navi mercantili – non furono “penetrati” dal servizio di spionaggio avversario.

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Smentita Ufficiale Inglese

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1963 – Reazioni sulla stampa

Reazioni sulla stampa:

Indro Montanelli, Cynthia e l’Ammiraglio. “Corriere della Sera”, 22 Novembre 1963.

Livio Colasanti, Cynthia, spia molto ingenua ovvero la beffatrice beffata. “Il Tempo”, 16 Dicembre 1963.

 

1964 – Il Canadese Tranquillo

H. Montgomery Hyde pubblica la traduzione italiana del suo libro, Il Canadese Tranquillo.

Lucio Lais fa causa a Hyde (autore del libro), Trizzino (autore della prefazione), Monti (direttore responsabile della casa editrice Longanesi) e vince.

 

Monti, prima della sentenza, in un Comunicato Ufficiale (30 Dicembre 1966) annuncia la decisione della Longanesi di ritirare il libro dal commercio e di non pubblicarne alcuna altra edizione in futuro.

 

Hyde e Trizzino furono condannati dal Tribunale Penale di Milano a reclusione (Hyde 18 mesi – Trizzino 14 mesi) e al pagamento di una multa che all’epoca era una notevole somma di denaro.

 

1)      Tribunale di Milano – Sezione I Penale – Sentenza 814/67 del 2 Marzo 1967. (Allegato 1)

Prima arringa dell’Avv. Prof. Pietro Nuvolone. (Allegato 2)

La sentenza fu pubblicata sul “Corriere della Sera” il 16 Luglio 1967.

 

2)      Corte d’Appello di Milano – Sezione II Penale – Sentenza 1747 del 1 Luglio 1969. (Allegato 3)

Seconda arringa dell’Avv. Prof. Pietro Nuvolone. (Allegato 4)

L’esito della sentenza fu pubblicato dai giornali.

 

3)      Suprema Corte di Cassazione – Sezione VI Penale – 7 Ottobre 1970. (Allegato 5)

L’esito della sentenza fu pubblicato dai giornali.

 

Comunicato Ufficiale della Longanesi

“Il Messaggero”, 30 Dicembre 1966

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Il Processo

Il Processo cominciò il 1 Giugno 1966. Furono chiesti vari documenti: curriculum dell’Ammiraglio Lais, codici navali e cifrari usati durante la guerra, codici navali e cifrari usati al tempo di Matapan, codici navali e cifrari usati dagli Addetti Navali, tutta la documentazione sul sabotaggio dei mercantili italiani negli USA, come gli ordini venivano trasmessi alle navi, il “Decreto di non doversi promuovere azione penale pronunciato il 6 Marzo 1961 dal Giudice Istruttore Militare Designato in ordine ai fatti denunciati da Antonio Trizzino a carico degli Ammiragli Cavagnari Domenico, Riccardi Arturo, De Courten Raffaele”.

H.M. Hyde depose all’udienza del 10 Giugno 1966. Disse che era stato incaricato da Sir William Stephenson di scrivere il libro e che la sua unica fonte era il carteggio di Stephenson. Disse: “Non ricordo di aver visto dei cifrari della Marina Italiana nelle cartelle di Stephenson” e, rispondendo alla domanda su quali altri piani dell’Asse riguardanti il Mediterraneo Cynthia avesse potuto apprendere, “il carteggio non conteneva i particolari che mi si chiedono”. Inoltre produsse una registrazione su nastro magnetico contenente la sua intervista a Cynthia nei giorni 2-4 Marzo 1963. In essa Cynthia dice (riferendosi all’Ammiraglio Lais): “mi parlava dell’Italia e di quanto era spaventoso che il suo paese fosse in guerra con gli Stati Uniti” (come è possibile se gli Stati Uniti entrarono in guerra solo il 7 Dicembre 1941 e l’Ammiraglio Lais partì dagli Stati Uniti il 25 Aprile 1941?) e “mi aveva dato il suo indirizzo nel caso che avessi potuto andare da lui, via Vittoria Colonna 1, Roma” (come è possibile se al momento della partenza l’Ammiraglio Lais non sapeva ancora dove sarebbe andato ad abitare?).

Nelle successive udienze deposero: Antonio Trizzino, Mario Monti, Lucio Lais, il Generale dei Carabinieri Giuseppe Scordino e il Comandante Mario de Monte (che avevano lavorato con l’Ammiraglio Lais quando questi era a capo del S.I.S.), il Comandante Paolo Comel di Socerban (che fu Addetto all’Ufficio Comunicazioni di Supermarina sezione cifrari dal 1940 al 1943), l’Ing. Rinaldo Negri e il Generale G.N. Ettore Filo della Torre (che presero parte al sabotaggio dei mercantili), L’Ammiraglio Ernesto Giuriati (che fu Capo di Stato Maggiore dal 1962 al 1965).

H.M. Hyde disse che per lui potevano testimoniare: Sir William Stephenson, David K.E. Bruce (al tempo Ambasciatore USA a Londra), il Colonnello C.H. Ellis (Intelligence Service). Nessuno di questi personaggi, nonostante i tanti rinvii accordati, si fece mai vedere.

Al processo fu offerta facoltà di prova (exceptio veritatis) che non fu raggiunta.

 

Deposizione dell’Ammiraglio Ernesto Giuriati

“Il Giorno”, 16 Novembre 1966

L’Ammiraglio Giuriati depone

Lais non tradì perché non aveva il cifrario

     L’Ammiraglio Alberto Lais non consegnò agli inglesi il cifrario segreto della Marina italiana, causando la disfatta della nostra flotta a Capo Matapan. Non lo consegnò perché non lo poteva fare. Semplice: non lo conosceva, né avrebbe potuto conoscerlo. Questa in sintesi la deposizione dell’Ammiraglio Ernesto Giuriati, Capo di Stato Maggiore della Marina dal 1962 al 1965, sentito ieri come testimone al processo per diffamazione promosso dagli eredi dell’Ammiraglio Lais contro Montgomery Hyde autore di “Un canadese tranquillo”, contro Antonio Trizzino, per la prefazione all’edizione italiana del libro, e contro il responsabile della casa editrice che lo ha pubblicato.

     Conviene riassumere brevemente la posizione di Alberto Lais addetto navale italiano a Washington fino a pochi mesi dopo l’inizio della seconda guerra mondiale, quale appare dal volume dello scrittore inglese. Lais cioè, innamoratosi della bella spia inglese Cynthia, le avrebbe consegnato un cifrario segreto della Marina italiana grazie al quale gli inglesi nel 1941 sarebbero riusciti a tendere il famoso tragico agguato alla nostra flotta al largo di Capo Matapan.

     Inutile dilungarsi sulle varie fonti e testimonianze con le quali Hyde ha cercato di dare una veste storica a questo affascinante fumetto. Del resto la vicenda è stata ripetutamente rievocata davanti ai giudici (prima sezione penale presidente dottor Sneiderbaur) che ormai dopo una serie di rinvii stanno per concludere la lunga istruttoria dibattimentale. Il fatto nuovo ora è appunto la testimonianza dell’Ammiraglio Giuriati, un uomo di 68 anni che ne dimostra poco più di 50, che ha fornito al tribunale una precisa documentazione sull’organizzazione dei servizi di sicurezza della Marina al tempo dei fatti.

     “Conoscevo Lais personalmente – ha detto Giuriati come preambolo – persona degna di stima sotto tutti i punti di vista. Quando lessi il libro “Un canadese tranquillo” rimasi stupito, perciò cercai di indagare a fondo con la intenzione di smentire le notizie diffuse.” “Subito – ha continuato – dall’inizio della guerra non fu più possibile inviare documenti di sorta negli Stati Uniti. Ogni eventuale comunicazione poteva essere fatta esclusivamente via radio e naturalmente ogni cosa finiva nelle mani degli americani, della cui radio doveva servirsi la nostra ambasciata, che ne era sprovvista.”

Presidente: Ma l’Ammiraglio Lais poteva avere i codici già prima?

Giuriati: No e spiego perché. Gli addetti navali avevano due codici ai quali ne veniva aggiunto un terzo di seconda cifratura che cambiava da addetto ad addetto. I messaggi operativi alle navi venivano effettuati con codici diversi e precisamente i codici SN 16, SN 19, e la “Bibbia”. Le comunicazioni alla flotta che fu distrutta a Capo Matapan furono eseguite con il cifrario SN 16, che era il più importante dei tre. L’edizione di questo codice, in vigore fino al 1941, era quella edita nel 1936 [1937]. Il libro di seconda cifratura dell’SN 16, in vigore al momento di Matapan, era stato stampato nell’ottobre 1940 ed era entrato in vigore l’8 gennaio 1941. Orbene l’ammiraglio Lais era partito per l’America nel febbraio 1940 e tornò in Italia nell’aprile del 1942 [1941].

Presidente: Quindi Lais non avrebbe potuto averlo …

Giuriati: Impossibile.

Presidente: (alla ripresa pomeridiana dell’udienza): Le risulta che gli inglesi in altre circostanze abbiano intercettato e decifrato messaggi inviati alle nostre navi con tale cifrario?

Giuriati: No, mai. Un solo caso del genere accadde proprio all’inizio della guerra nel giugno del 1940 quando gli inglesi catturarono un nostro sommergibile nel Mar Rosso e si impossessarono dei cifrari. Si provvide immediatamente allora a cambiare le tabelle di seconda cifratura distribuendo una tabella differente per ogni sommergibile.

     Altre risposte del teste inoltre hanno lasciato capire che a Capo Matapan l’incontro tra la flotta italiana e quella inglese fu del tutto casuale, mentre il Ministero della Difesa Inglese, in una lettera inviata al Giuriati nel maggio 1965, esclude che ci sia stato un nesso tra la disfatta italiana di Matapan e l’attività dell’Ammiraglio Lais.

     Prima dell’interrogatorio del Giuriati, in mattinata, l’unico imputato presente, il comandante Antonino Trizzino, già sentito nelle precedenti udienze, ha voluto fare una lunga dichiarazione per ricordare come lo stesso Giuriati, autore di un comunicato ufficiale di smentita del Ministero della Marina (22 ottobre 1962), non abbia escluso che “Lais sia stato avvicinato in America da agenti segreti del servizio di spionaggio inglese di cui Cynthia faceva parte ed abbia consegnato del materiale evidentemente falso.” “Hyde – ha continuato Trizzino – assicurando che si trattava del cifrario segreto ha reso giustizia ai nostri marinai che i giornali stranieri dell’epoca definirono ubriachi e vili.”

     Dopo Giuriati ha deposto il Generale Ettore Filo della Torre di Santa Susanna, aiutante di Lais in America, che ha riferito sul sabotaggio dei 28 piroscafi italiani bloccati nei porti americani dopo lo scoppio della guerra. L’Ammiraglio Lais eseguì alla perfezione le istruzioni impartitegli dal governo italiano e per questo dovette lasciare gli Stati Uniti come “indesiderato”.

     Il tribunale ha deciso la citazione di altri cinque testimoni tra cui l’Ammiraglio Angelo Jachino, comandante della flotta italiana in mare durante la seconda guerra mondiale, e l’Ammiraglio americano Chester W. Nimitz, autore del libro “La grande guerra sui mari”, edito nel 1965.

     Il processo è stato rinviato a martedì della prossima settimana.

 

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La Sentenza

- L’Ammiraglio Lais disponeva del cifrario Autorità Diplomatiche SM 90/S e del Cifrario Addetti Navali

  SM 91/S. (p. 22)

- I cifrari strategici adoperati dalla Marina nel periodo che interessa furono il Cifrario Generale SM 19/S

  e il Cifrario Marina SM 16/S. (p.21)

- L’ordine di operazioni per Gaudo n. 51106 del 23 Marzo 1941 fu cifrato con il codice strategico SM 16/S

  e sopracifrato con la tabella E/ter. (p. 22)

- L’edizione del SM 16/S in vigore fino al 1941 era quella stampata nel 1937 e distribuita solo qualche mese

  prima del 10 Giugno 1940; data dell’entrata in guerra dell’Italia. Il libro di seconda cifratura del codice

  SM 16/S in vigore al momento della battaglia di Capo Matapan era stato stampato nell’Ottobre 1940 ed

  era entrato in vigore l’8 Gennaio 1941: è pertanto da escludersi, a parte ogni altra considerazione, che

  l’Ammiraglio Lais, partito per gli Stati Uniti nel Febbraio 1940, senza più fare ritorno fino al momento del

  suo forzato rimpatrio, potesse esserne in possesso. (pp. 24-25)

- Il personale dell’Ufficio Informazioni, a cui capo era l’Ammiraglio Lais, non aveva libero accesso ai cifrari

  della Marina, che erano custoditi in un sotterraneo degli Uffici dello Stato Maggiore, protetto da doppio

  cancello e carabinieri di guardia. (p. 24)

- L’operazione di sabotaggio dei piroscafi ormeggiati nei vari porti degli Stati Uniti, predisposta

  dall’Ammiraglio Lais, fu portata magistralmente a termine essendo stati messi fuori uso con uno speciale

  sistema, detto “spezzatino delle macchine”, tutti e ventisette piroscafi senza che l’autorità locale potesse

  intervenire ad impedirlo. Il sabotaggio fu scoperto solo a “cose fatte” e non già in virtù di una delazione;

  ma perché un piroscafo, il Villarperosa, richiesto di cambiare ormeggio, non poté eseguire l’ordine dato

  che non era in condizione di muoversi per la manomissione del suo apparato motore. (pp. 25-26)

- A salutare l’Ammiraglio Lais alla partenza c’erano la figlia Edna ed il suo aiutante, allora Tenente di

  Vascello Ettore Filo della Torre. (p. 26)

 

Origine delle “bugie” sull’Ammiraglio Alberto Lais

Alla fine delle udienze l’Avv. Prof. Pietro Nuvolone venne alla conclusione che Sir William Stephenson:

“toccato nella sua vanità dalla pubblicazione, avvenuta nel maggio 1959, di un libro bianco italiano sul sabotaggio delle navi, fatto in barba all’Intelligence Service – v. “Il Giornale d’Italia” dell’11 maggio 1959 e “Il Tempo” dell’11 maggio 1959, da noi prodotti – incaricò il Sig. Montgomery Hyde di far le sue vendette, esaltando con verità romanzate e menzogne la sua opera: e Lais, autore del sabotaggio, non poteva non farne le spese, anche perché … era morto”. (Prima Arringa dell’Avv. Prof. Pietro Nuvolone, p. 27)

Parlando di “vanità” di Sir William Stephenson, l’Avv. Prof. Pietro Nuvolone mise il dito sulla piaga.

Infatti furono proprio vanità e megalomania che portarono Sir William Stephenson a far distruggere i documenti originali del British Security Co-ordination e farne riscrivere tutta la storia secondo le sue direttive oltre che a commissionare una seconda biografia di se stesso ingigantendo a tal punto il ruolo da lui avuto durante la guerra che persone che sapevano la verità, fra cui Sir David Hunt e Professor David Stafford, M.R.D. Foot e Hugh Trevor-Roper, Lord Dacre of Glanton, che avevano fatto parte dei servizi segreti britannici, Sir John Colville, che era stato segretario personale di Winston Churchill, ne denunciarono, pesantemente e senza mezzi termini, la malafede.

Questo è avvenuto anni dopo, quando Sir William Stephenson da “il canadese tranquillo” è diventato “un uomo chiamato Intrepido”, e la sua biografia da “moderato elogio” è diventata “immoderata agiografia”.

Vedere:

Sir David Hunt, A Tepid Intrepid. Times Literary Supplement, September 3rd, 1982;

David Stafford, Camp X. Toronto: Lester and Orpen, 1986;

M.R.D. Foot, Behind the arras. The Sunday Times, March 28th, 1976;

Hugh Trevor-Roper, The Faking of Intrepid. The Sunday Telegraph, February 19th, 1989;

Sir John Colville, The Churchillians. London: Weidenfeld and Nicolson, 1981;

Timothy J. Naftali, Intrepid’s Last Deception: Documenting the Career of Sir William Stephenson. Intelligence and National Security, Volume 8, Number 3, July 1993.

 

1965 - Cynthia

H.M. Hyde pubblica (in Inghilterra e negli USA) un altro libro, Cynthia, che contiene la stessa storia in versione differente.

Le navi sarebbero state sabotate con cariche esplosive e il cifrario sarebbe stato ceduto da un tale di nome “Giulio” dopo la partenza dell’Ammiraglio Lais.

Durante il processo venne fuori che i “copyrights” di Cynthia erano della “Cynmont Production Ltd.”, una società formata da H.M. Hyde e Cynthia il 4 Aprile 1963.

 

1966 – H. Montgomery Hyde condannato da un tribunale inglese

Quando H.M. Hyde fu condannato per aver diffamato la memoria dell’Ammiraglio Alberto Lais ne Il Canadese Tranquillo, era stato già condannato in Inghilterra (High Court of Justice – Queen’s Bench Division – N° 2923 – 15 Marzo 1966) per aver diffamato nello stesso libro l’ex Ambasciatore Francese a Washington, Gaston Henry-Haye, che non era morto come forse l’autore pensava.

La sentenza fu pubblicata sul “Times” il 16 Marzo 1966.

“The Times”, March 16th, 1966, p. 15 .

 

High Court of Justice: Queen’s Bench Division

LIBEL ON FORMER AMBASSADOR

Haye v. Hyde and Others

Before Mr. Justice Megaw

     The settlement was announced of this action brought by His Excellency Gaston Henry Haye, a French citizen and Ambassador of France accredited to the United States Government during the years 1940 to 1942, of rue Jean Mermoz, Paris, 8e, against Mr. H. Montgomery Hyde, of Wilton Place, S.W., author, and Hamish Hamilton Ltd., of Great Russell Street, W.C., publishers, for damages for libel on pages 95 and 104 of a book entitled The Quiet Canadian.

     Mr. David Hirst, Q.C., appeared for the plaintiff; Mr. Brian Neill for the defendants.

          WAR STORY

     Mr. Hirst said that the book related the story of activities in the United States during the Second World War by British Intelligence, for whom Mr. Montgomery Hyde was working at that time, and part of the book was devoted to alleged espionage activities in the plaintiff’s embassy in Washington.

     The plaintiff, now aged 75, served through the first three years of the First World War on active service in the front line with the 48th Infantry Division of the French Army. He was wounded, and mentioned five times in dispatches. Between May, 1917, and May, 1918, he was seconded to the United States Army as an instructor, and served in this capacity on the staff of a number of United States Army units in the United States. During the last few months of the war he returned to active service in Europe and served with the United States Army at the front. At the end of the war he was made an Officer of the French Legion of Honour (Military Branch).

     Immediately after the First World War, the plaintiff was a member, together with a number of French and American Government officials, of the commission entrusted with the liquidation of claims arising between the United States forces which had served in France and the French Government, and thereafter he served for two years as a member of the French Economic Commission in the United States.

     In 1928 the plaintiff was elected a member of the French Chamber of Deputies, and he remained a member until 1936, when he was elected to the French Senate. During his years in Parliament he was a member of the Foreign Affairs Committee, both of the Chamber of Deputies and of the Senate.

     The plaintiff also participated actively in joint Franco-British parliamentary activities, and in 1939 was made a Commander of the Order of the British Empire.

     At the time of the fall of France in 1940 the plaintiff supported the election of Marshal Pétain as President, since he believed that any further resistance by the French Army in France at that period of the war was useless. In that decision he was by no means alone among patriotic Frenchmen who at that time had just elected Marshal Pétain with a four-fifths majority.

 

          NO COLLABORATION

     Because of the plaintiff’s close links with the United States, and his period of service with the United States forces in the First World War, he was invited by Marshal Pétain to become French Ambassador in Washington, and he accepted and took up his post in September 1940. It was hardly necessary to emphasize that that was a post of extraordinary difficulty and delicacy, but the plaintiff did his utmost, as was his plain duty, to represent with dignity and honour France and its Government established at Vichy which was then recognized by the United States Government as the Government of France. At no time during his ambassadorship did he collaborate in any way with the Germans. His conduct of the post was vindicated in his departure from the United States by a letter of commendation which he received from the Under-Secretary of State, Mr. Sumner Welles, which stressed his liberal attitude towards the different groups of Frenchmen in the United States during his ambassadorship.

     The passages in The Quiet Canadian concerning the French Embassy in Washington seriously reflected upon the plaintiff and were epitomized by the two sentences specifically complained of in this case, which asserted that the plaintiff “organized a kind of Gestapo in the embassy to report upon the activities of supporters of the former French Government and in particular those who had responded to General de Gaulle’s patriotic call”, and that the plaintiff and his colleagues in the embassy “were not proud men trying to put a bold face on defeat, but Nazi hirelings and potential enemies of the United States”.

     Those were charges of the utmost gravity, particularly having regard to the fact that such conduct would have amounted to disloyalty to the government of the country to which he was officially credited.

     Those charges were completely untrue and without foundation. Indeed, apart from this book, the plaintiff’s patriotism had never been questioned, as indeed was evident from his postwar history. For, unlike many other representatives and supporters of the Vichy regime, no charges of unpatriotism or collaboration with the Germans had ever been preferred against him. Moreover he had lived in Paris in happy and unmolested retirement throughout the presidency of General de Gaulle.

     The defendants now recognized that those grave imputations against the plaintiff were baseless and that they should never have been made. They attended Court by their counsel to express their apologies to the plaintiff. They had paid to him a suitable sum in damages to mark the gravity of the libel. They had also given him a complete indemnity in respect of his legal costs. On those terms the plaintiff was content to let the matter rest.

     Mr. Neill said that he wished to associate himself with all Mr. Hirst had said. The defendants now recognized that the imputations against the plaintiff were unjustified. It was only fair to say, however, that at the time when the book was written the first defendant by reason of knowledge acquired while working with the British Intelligence during the Second World War, at a time when much of Metropolitan France was under German Occupation and no diplomatic relations existed between the French and British governments, believed that the statements in the two passages of which the plaintiff complained were true.

     They sincerely regretted any distress or inconvenience that the plaintiff had been caused and were happy to take this opportunity of expressing their apologies to him.

     Mr. Hirst said that in those circumstances he asked his Lordship for an order for leave to withdraw the record, for payment out of the sum of money in Court, and for payment out to the plaintiff of the sum lodged in Court by way of security for costs.

     His Lordship –So be it.

     Solicitors – Messrs. Crane & Hawkins.

 

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1967 – La Messaline des Ambassades

Nel numero di Gennaio 1967 della rivista francese Historia apparve un articolo – La Messaline des Ambassades – che è una traduzione dei due capitoli di Il Canadese Tranquillo che riguardano l’Ammiraglio Alberto Lais e l’Ambasciatore Gaston Henry-Haye.

Nel numero di Aprile 1967 della rivista francese Historia apparve la risposta dell’Ambasciatore Gaston Henry-Haye.

 

1967 – Guerre sans Drapeau

Sempre nel 1967 un libro – Guerre sans Drapeau – di Houbart e Rankovitch, pubblicato da “Les Editions Julliard”, che conteneva estratti da Il Canadese Tranquillo, fu ritirato dal commercio.

Comunicato di “Les Editions Julliard” su “International Herald Tribune” del 28 Giugno 1967.

 

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Origine della “diceria” del tradimento.

I nostri convogli erano continuamente intercettati e le nostre perdite navali aumentavano. Molti si chiedevano come mai i sommergibili inglesi sapevano sempre dove tendere l’agguato. Si cominciò a mormorare sempre più la parola tradimento.

Questa “diceria” del tradimento fu fatta propria da Antonio Trizzino, un ex ufficiale di aviazione, che nel dopoguerra accusò apertamente di tradimento un notevole numero di nostri ammiragli.

Che gli inglesi sapessero si è dimostrato vero e questo lo abbiamo saputo nel 1974.

Ma gli inglesi sapevano non grazie a delazioni, bensì perché erano riusciti a violare la macchina Enigma e leggevano i messaggi dell’Asse.

Tutto ciò è spiegato molto bene in:

Alberto Santoni, Il Mito del Tradimento. “Notiziario della Marina”, Anno LIII, n. 9/10, Settembre/Ottobre 2006, pp. 40-43.

e in:

Alberto Santoni, ULTRA Intelligence e macchine Enigma nella guerra di Spagna, 1936-1939. Milano: Mursia, 2010, pp. 48-56.

 

1974 (in Italia 1976) – Ultra Secret

Frederick W. Winterbotham, Ultra Secret. Milano: Mursia, 1976.

Questo è il primo libro che svela il segreto di Ultra, il più grosso segreto militare britannico durante la Seconda Guerra Mondiale.

Sebbene l’autore racconti i fatti sui suoi ricordi personali una cosa è certa: la macchina Enigma fu violata e gli Alleati leggevano i messaggi dell’Asse.

Questo libro non dice molto sul Mediterraneo, una pagina, ma quel poco fu sufficiente per screditare le storie sul tradimento della Marina.

“Intanto la Luftwaffe in Sicilia stava diventando considerevolmente molesta per la flotta del Mediterraneo dell’ammiraglio Sir Andrew Cunningham che ora aveva l’impegno supplementare di occuparsi dei convogli e dei rifornimenti per la Grecia, ma in marzo i tedeschi spinsero la flotta italiana a uscire dai suoi porti per impegnarsi in una azione decisiva. Essi avevano progettato una grande operazione contro i convogli britannici in una zona dove ritenevano meno probabile imbattersi in navi da guerra nemiche. Fu una fortuna per noi che i particolari dell’operazione fossero comunicati alla Luftwaffe che doveva fornire la protezione aerea per le navi italiane; questo ci rivelò il piano d’operazione completo e riuscimmo a trasmetterlo in tempo all’ammiraglio Cunningham. L’operazione svelata dal messaggio Ultra prevedeva due incursioni verso Est da parte della flotta italiana, una a nord e l’altra a sud dell’isola di Creta. Avrebbe dovuto aver luogo il 27 marzo. La storia di come l’ammiraglio Cunningham ordinò alle sue navi di aumentare la pressione e quindi se ne andò a terra con le sue mazze da golf, solo per rientrare a bordo non visto per prendere il mare con le sue navi all’imbrunire, è ben nota; ebbe anche cura di salvaguardare la fonte Ultra, e, malgrado la minaccia del dominio del cielo da parte della Luftwaffe, egli inviò al momento opportuno un idrovolante che si preoccupò solo di volare abbastanza vicino alla flotta italiana da farsi individuare. Resisi conto di essere stati avvistati, gli italiani, nervosi, annullarono la loro puntata a nord di Creta e ordinarono a tutte le loro navi di riunirsi a sud dell’isola. Questo contrordine facilitava le cose per l’ammiraglio Cunningham. La Luftwaffe era stata informata del cambiamento, ma non si fece vedere. Alla battaglia navale di Matapan la flotta britannica, informata da Ultra dell’intero piano, si scontrò con le unità italiane e mise in fuga verso i porti di partenza una squadra nemica azzoppata. La vittoria britannica di Matapan tenne fuori la flotta italiana dal Mare Nostrum di Mussolini per il resto della guerra.”

(Frederick W. Winterbotham, Ultra Secret. Milano: Mursia, 1976, ristampa 1994, p. 80)

All’epoca fu su tutte le prime pagine dei giornali:

Gino Jori, Hitler fu vinto col primo “computer”. “Il Giornale”, 25 Gennaio 1976;

Marcantonio Bragadin, “Ultra”: ecco il segreto delle vittorie anglo-americane. “Il Tempo”, 8 Febbraio 1976;

Marcantonio Bragadin, Finalmente la vera origine della “sorpresa” di Capo Matapan. “Il Tempo”, 9 Febbraio 1976;

Franco Bartolini, Capo Matapan. Fu una macchinetta il vero “traditore”. “La Notte”, 11 Febbraio 1976;

Marcantonio Bragadin, Storia di una sorpresa mancata. “Il Tempo”, 28 Marzo 1976.

Chi è l’autore?

Maggiore pilota Frederick W. Winterbotham, sottocapo dell’MI-6, incaricato della sicurezza e della diffusione dei dati Ultra.

 

1975 (in Italia 1976) – Una cortina di bugie

Anthony Cave Brown, Una cortina di bugie. Storia dei servizi segreti nella seconda guerra mondiale. Milano: Mondadori 1976.

Questo libro dice poco sul Mediterraneo, due pagine:

“A metà marzo del 1941, Ultra fornì anche informazioni che contribuirono alla prima vittoria navale britannica in cui fosse coinvolta una flotta nella seconda guerra mondiale: la battaglia di Capo Matapan. Riuscendo a leggere il traffico di Enigma, sia della Luftwaffe, sia della marina italiana, la macchina di Turing rivelò che tedeschi e italiani stavano predisponendo un attacco su vasta scala contro i convogli inglesi nel Mediterraneo. E ne svelò addirittura la data: 27 marzo 1941. Avvertito da Ultra, l’ammiraglio Sir Andrew Cunningham, comandante in capo della flotta del Mediterraneo, alla fonda ad Alessandria, ordinò alla squadra britannica – tre corazzate, una portaerei e nove cacciatorpediniere – di mettere in pressione le motrici. Allo scopo di mascherare le intenzioni della squadra agli agenti dell’Asse, indubbiamente in attesa lungo le coste, Cunningham scese a terra in abiti civili, con la sacca delle mazze da golf. Tornò a bordo subito dopo il tramonto, in segreto e senza il consueto cerimoniale, e quindi, per indurre gli italiani a credere che fosse stata la ricognizione aerea, e non la decifrazione dei messaggi segreti, a scoprire la partenza della flotta italiana da Napoli, inviò un idrovolante quadrimotore Sunderland alla ricerca della nave ammiraglia della squadra italiana, la Vittorio Veneto.

Cunningham salpò, e il 28 marzo, rinforzata da quattro incrociatori e da altri quattro caccia, la squadra britannica impegnò gli italiani davanti a Capo Matapan. La Luftwaffe non fu in grado di venire in soccorso agli alleati italiani, così la marina italiana perse parecchie navi, affondate o danneggiate in modo grave. Ultra aveva fornito agli inglesi un altro importante vantaggio strategico. E Churchill commentò: “Questa opportuna e gradita vittoria davanti a Capo Matapan ha tolto di mezzo ogni velleità di sfida al dominio navale britannico nel Mediterraneo orientale in un momento difficile come l’attuale”.”

(Anthony Cave Brown, Una cortina di bugie. Milano: Mondadori, 1976, p. 66)

“C’era l’ordine permanente che nessuna nave potesse essere attaccata sulla base di informazioni provenienti soltanto da Ultra; prima di effettuare un attacco, bisognava spedire un ricognitore sull’unità, in modo da ottenere un avvistamento e una segnalazione. A questo modo si poteva indurre l’avversario a  ritenere che fosse la ricognizione aerea, e non la decifrazione di un messaggio, a consentire agli inglesi di intercettare con tanta facilità e con tanta frequenza le navi avversarie.”

(Anthony Cave Brown, Una cortina di bugie. Milano: Mondadori, 1976, p. 157)

Il libro è interessante perché parla di tutte le operazioni di mistificazione fatte dagli inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il titolo è preso da una frase di Churchill: “In tempo di guerra la verità è così preziosa che bisogna proteggerla sempre con una cortina di bugie”.

In appendice, fra le interviste, si nota:

Capitano di Corvetta Ian Fleming, assistente del direttore delle informazioni navali, capo sottosezione mistificazioni, Ammiragliato, Londra.

Capitano M.R.D. Foot, Special Air Service.

Maggiore H.R. Trevor-Roper, ufficiale dell’MI-6.

Maggiore pilota Frederick W. Winterbotham, sottocapo dell’MI-6, incaricato della sicurezza e della diffusione dei dati Ultra.

 

1976 – A Man Called Intrepid

William Stevenson, A Man Called Intrepid. London: Macmillan, 1976 e New York: Harcourt Brace Jovanovich, 1976.

Questo libro è un’altra biografia di Sir William Stevenson.

Praticamente una ripetizione di The Quiet Canadian.

Viene “riciclata” la storia di Cynthia.

Il libro ebbe recensioni negative in Inghilterra e in USA da parte di persone che avevano fatto parte dei servizi segreti.

Marred, A Man Called Intrepid. “The Economist”, March 27th, 1976:

“This bad book is a collocation of gossip about the British secret services”

Herbert Marchant, Undercover enterprises. “The Sunday Telegraph”, March 28th, 1976:

A Man Called Intrepid bulges oddly in several places”

M.R.D. Foot, Behind the arras. “The Sunday Times”, March 28th, 1976:

“another example of romantic fiction masquerading as history”

E.C. Hodgkin, Transatlantic ultra secret. “The Times”, April 1st, 1976:

“The documentation and analysis which would illustrate this history are missing”

Charles Maechling, Jr., A Spook Called Intrepid: The Spy Thriller as Counterfeit History. “Foreign Service Journal, September 1977, pp. 4-5 and pp. 33-34:

“The Stevenson book is devoid of footnotes, references, and bibliography. No citations are given for the quotations, which in several cases are obvious inventions. … The real harm done by fraudulent glamorizations like A Man Called Intrepid is that they corrupt history”

Edwin McDowell, Diplomat Questions “Intrepid’s” Story. “The New York Times”, July 15th, 1981.

 

1979-1990 -  British Intelligence in the Second World War

F.H. Hinsley et all., British Intelligence in the Second World War. London: Her Majesty’s Stationary Office, 1979-1990.

Questa è una enorme pubblicazione ufficiale che riguarda tutta la Seconda Guerra Mondiale su tutti i fronti.

Si nota:

1)      L’Italia cambia codici e cifrari quando entra in guerra. (volume 1, p. 198)

2)      Documenti catturati sul sommergibile Uebi Scebeli il 29 Giugno 1940. (volume 1, p. 206)

3)      Documenti catturati sul sommergibile Galileo Galilei il 19 Giugno 1940. (volume 1, pp. 208-209)

4)      Decrittazione del messaggio “oggi è il giorno X meno 3” e Matapan. (volume 1, pp. 403-406)

 

1980 – Spy!

Richard Deacon e Nigel West, Spy!. London: BBC Publications, 1980.

Viene riciclata la storia di Cynthia e viene anche fatto un film per la TV.

In Inghilterra molte persone che avevano lavorato a Bletchley Park durante la guerra e che sapevano la verità ne furono esasperate e lo dissero.

Vedi: Alberto Santoni, Il vero traditore: il ruolo documentato di ULTRA nella guerra del Mediterraneo. Milano: Mursia, 1981, pp. 347-348.

 

H. Montgomery  Hyde ritrattò quanto in precedenza scritto.

 

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In Italia l’Ammiraglio Giovanni Torrisi, Capo di Stato Maggiore, fece una dichiarazione ufficiale.

 

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Ci fu una inchiesta parlamentare.

 

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E il filmato per la TV non fu mostrato.

Inoltre, venne fuori per la prima volta la storia di Mavis Lever Batey, la giovane ragazza che riuscì a decrittare il cruciale messaggio “oggi è il giorno X meno 3”.

Vedi: Giulio Di Vita, L’Ammiraglio riuscì a vincere la battaglia in una villetta nella campagna di Londra. “Corriere della Sera”, 12 Febbraio 1980.

Alcuni articoli sui giornali furono:

Franco Micali Baratelli, Quella spia dagli occhi verdi riuscì veramente a “carpire” i piani di Capo Matapan? “Il Tempo”, 30 Gennaio 1980.

Paolo Zerbini, A Matapan sono morti così. “L’Occhio”, 9 Febbraio 1980.

Francesco Metrangolo, A Capo Matapan (1941) la Marina non tradì. “Corriere della Sera”, 12 Febbraio 1980.

Giulio Di Vita, L’Ammiraglio riuscì a vincere la battaglia in una villetta nella campagna di Londra. “Corriere della Sera”, 12 Febbraio 1980.

Franco Micali Baratelli, Ancora su Cynthia, la spia dagli occhi verdi. “Il Tempo”, 12 Febbraio 1980.

Francesco Metrangolo, Capo Matapan: in tre minuti la Marina italiana perde tre incrociatori pesanti, due caccia, 2600 uomini. “Corriere della Sera”, 13 Febbraio 1980.

Giulio Di Vita, ULTRA non era una macchina. “Corriere della Sera”, 13 Febbraio 1980.

Giulio Di Vita, Ultra and Matapan. “The Times”, 18 Febbraio 1980.

 

1981 – Il vero traditore: il ruolo documentato di ULTRA nella guerra del Mediterraneo.

Alberto Santoni, Il vero traditore: il ruolo documentato di ULTRA nella guerra del Mediterraneo. Milano: Mursia, 1981.

Questo libro è basato sulla ricerca e lo studio, da parte dell’autore, dei documenti originali conservati al Public Record Office di Londra.

L’autore è titolare della cattedra di Storia militare presso l’università di Pisa e docente di Storia navale all’Accademia Navale di Livorno.

Mette in evidenza:

1)      Cifrari della Marina cambiati all’atto dell’entrata in guerra. (p. 15)

2)      Documenti catturati sui sommergibili Galileo Galilei e Uebi Scebeli. (pp. 50-53)

3)      Decrittazione del messaggio “oggi è il giorno X meno 3”. (pp. 80-88)

4)      Trizzino aveva ragione a dire “gli Inglesi sanno”, ma aveva torto a dire “gli Ammiragli sono dei traditori”. (pp. 272-273)

5)      La causa per diffamazione della memoria dell’Ammiraglio Alberto Lais e reazioni a Spy e a A Man Called Intrepid. (pp. 347-348)

 

1982 – Secret Intelligence Agent

Nel 1982 H. Montgomery Hyde scrive un altro piccolo libro, Secret Intelligence Agent, in cui parla della sua attività durante la guerra.

L’appendice di questo libro è stata scritta da Sir William Stephenson.

Il libro ebbe una recensione molto negativa da parte di Sir David Hunt.

David Hunt, “Secret Intelligence Agent”. Times Literary Supplement, 3 Settembre 1982.

 

1986 – Camp X

David Stafford, Camp X. Toronto: Lester and Orpen, 1986.

L’autore, senza mezzi termini, ci dice che altri presunti successi di Sir William Stephenson non hanno niente a che vedere con la verità e sono incompatibili con i fatti documentati. (pp. 272-277)

 

1988 – Washington Goes to War.

David Brinkley, Washington Goes to War. The Extraordinary Story of the Transformation of a City and a Nation. New York: a. Knopf, ed., 1988.

Viene riciclata un’altra volta la storia di Cynthia. Non ci sono date, e la versione è un’altra ancora: i cifrari sarebbero serviti per l’attacco a Taranto (avvenuto la notte del 11/12 Novembre 1940) e i mercantili italiani sarebbero stati fatti saltare in aria con esplosivo.

In questa occasione il Ministero della Difesa fece un Comunicato Ufficiale che fu pubblicato sui maggiori quotidiani USA:

“The New York Times”          12 Giugno 1989

“The Wall Street Journal”     12 Giugno 1989

“The Washington Post”         19 Giugno 1989

 

Comunicato Ufficiale del Ministero della Difesa

 

(56) Ministero Difesa - 2.jpg

 

1989 – Sir William Stephenson muore e si scopre che era un bugiardo e un mistificatore.

In proposito vedere:

David Hunt, A Tepid Intrepid. “Times Literary Supplement”, September 3rd, 1982.

 

Mandrake, Death of an Intrepid Fraud. “The Sunday Telegraph”, February 12th, 1989.

 

Hugh Trevor-Roper, The Faking of Intrepid. “The Sunday Telegraph”, February 19th, 1989.

 

Michael Evans, The enigma of a man they called Intrepid. “The Times”, February 18th, 1989.

 

Spy suffered multiple strokes. “The Royal Gazette”, February 28th, 1989.

 

David Hunt, A Don at War. London: Frank Cass, 1990, p. xi:

“… the biography of himself inspired by Sir William Stephenson, A Man Called Intrepid, a book compared with which The Adventures of Baron Munchausen could pass as sober and factual”.

 

Chapman Pincher, The Truth about Dirty Tricks. London: Sidgwin & Jackson, 1991, pp. 271-272.

 

John Bryden, Best Kept Secret. Toronto: Lester Publishing, 1993, p. 272 and p. 335.

 

Timothy J. Naftali, Intrepid’s Last Deception: Documenting the Career of Sir William Stephenson. “Intelligence and National Security”, Volume 8, Number 3, July 1993, pp. 72-99.

In questo lungo articolo l’autore racconta di come Sir William Stephenson abbia creato un mito di se stesso distruggendo i documenti originali del British Security Co-ordination e poi facendoli riscrivere, e commissionando le sue due biografie (The Quiet Canadian e A Man Called Intrepid) nelle quali voleva essere descritto in termini grandiosi.

 

1991 – Seizing the Enigma. The Race to Break the German U-Boat Codes, 1939-1943.

David Kahn, Seizing the Enigma. The Race to Break the German U-Boat Codes, 1939-1943. Boston: Houghton Mifflin Company, 1991.

A pagina 139 troviamo la storia di Mavis Lever Batey, la ragazza che decrittò “oggi è il giorno X meno 3”:

 “One of the most intuitive of the cryptanalysts was Mavis Lever, who was eighteen when she arrived at Bletchley. She was sent there because she had studied German at London University. Assigned to work with Knox at the Cottage, she received her introduction to his arcane labors with the greeting, “Hello! We’re breaking machines! Have you a pencil? Well, here you are”. It was Lever who discovered that the baffling hexagram STGOCH did not stand for “St. Goth”, a place or sanctified soul that none of the pundits had been able to find in any gazetteer or catalogue of religious names; nor was it an error for “St. Roch”, a town in France, but instead was an abbreviation for “Santiago, Chile”. It was also she who sensed something strange in an Italian Enigma intercept, realized after a moment that the message had not a single “L” in it and, knowing that the Enigma never replaced a plaintext letter with the same letter, concluded that the message was a dummy whose plaintext consisted entirely of “L” ’s. She used this to reconstruct the key. Lever was a member of the team whose solution of Italian naval Enigma messages led the British to their victory over the Italian fleet at Cape Matapan – a victory that made the British masters of the eastern Mediterranean. After the battle Rear Admiral Godfrey, the director of naval intelligence, rang Naval Section and asked to speak to Knox. When told he was at home, Godfrey said, “Tell Dilly we have won a great victory in the Med and it is entirely due to him and his girls”.”

(David Kahn, Seizing the Enigma. The Race to Break the German U-Boat Codes, 1939-1943. Boston: Houghton Mifflin Company, 1991, p. 139)

Evidentemente l’autore non aveva troppo creduto alla “storia” di Cynthia da lui riportata in un suo precedente libro (David Kahn, The Codebreakers, The Story of Secret Writing. London: Weidenfeld and Nicolson, 1966, pp. 486-487).

 

1992 – Cast No Shadow

Mary S. Lovell, Cast No Shadow. The Life of the American Spy Who Changed the Course of World War II. New York: Pantheon Books, 1992.

Questo libro vuole essere una biografia di Cynthia. Si notano una quantità di note e una bibliografia imponente, però, ogni qualvolta l’autrice deve descrivere una “prodezza” della sua eroina cita solo le memorie di questa (AET Memoir), The Quiet Canadian, A Man Called Intrepid, o quella che lei definisce la “Official History of British Security Coordination” che, abbiamo appena visto, essere stata scritta secondo le direttive di Sir William Stephenson dopo che i documenti originali furono da lui distrutti.

(vedere: Timothy J. Naftali, Intrepid’s Last Deception, 1993).

L’autrice volutamente ignora quanto affermato da eminenti storici:

- a pagina 154:

“Professor Hinsley had never seen any documentation relating to Italian ciphers that BSC might have sent to England”.

- a pagina 156:

[Sir David Hunt] “As for Cynthia all can be said about her for certain is that she did not acquire the Italian naval ciphers”.

- a pagina 230:

[a proposito del codice francese] “Stephenson claimed, both in the BSC official history and in several interviews, that the photographs of the ciphers were sent to London “within twenty-four hours” of Betty’s having obtained them. Professor Sir Harry Hinsley told me that though Vichy naval codes were used by the Allies in the landings which took place in November 1943, and for decryption purposes at Bletchley, they were obtained by the British in another manner”.

- a pagina 347:

[a proposito della credibilità di Sir William Stephenson] “The ultimate fate of the papers retained by Sir William himself was revealed to me by Professor Hugh Trevor-Roper:

     … after the publication of … The Quiet Canadian, the Head of the Security Service ordered Stephenson to return all his documents (which he had illegally kept) to London. … Stephenson replied by burning all the papers – but not before he had written what he called a summary of them, of which he presented a copy to William J. Donovan and kept one copy himself. So I presume [that] what is now available as Stephenson’s papers is this document which is not authentic but is Stephenson’s own retrospective version of his “achievements” designed to confirm his own claims.”

- a pagina 91:

L’autrice attribuisce a Cynthia il merito di aver scoperto i segreti della macchina cifrante Enigma (fonte le “memorie” di Cynthia) e dedica poche parole (nota 12 a pagina 363) alla storia di Hans Thilo Schmidt, un tedesco che nel 1931 rivelò ai servizi segreti francesi il segreto di Enigma.

- a pagina 153:

L’autrice sa che c’è stata una causa per “diffamazione della memoria dell’Ammiraglio Lais” ma non dice che Hyde fu condannato.

    “Admiral Lais’s family then instituted proceedings against Hyde for bringing the name of the late admiral into disrepute, stating that he would never have betrayed his country (the family’s case was later upheld in Italian courts).”

- a pagina 306:

L’autrice sa che Hyde fu condannato da un tribunale inglese per aver diffamato l’Ambasciatore Gaston Henry-Haye:

     “Hyde … had assumed Haye dead. Before long he was to learn his mistake when Haye successfully sued him for libel”.

- a pagina 310:

L’autrice ci informa che H. Montgomery Hyde e Cynthia crearono la società “Cynmont” per lo sfruttamento commerciale della loro storia (cosa che sapevamo già all’epoca del processo):

     “Hyde … had been putting some thought to the business end of his literary relationship with Betty and came up with the idea of forming a company, Cynmont, the amalgamation of the code-names Cynthia and Montgomery.”

- a pagina 313:

È evidente la malafede di Hyde e Cynthia:

    “ … Hyde had spent some time checking out, as far as he was able, those who peopled Betty’s story in an attempt to discover who was still alive. Most would need to be disguised for one reason or another”.

 

1993 – Un brindisi per Matapan

Massimo Zamorani, Un brindisi per Matapan. Trento: Reverdito Edizioni, 1993.

Questo libro comincia con la visita che l’Ammiraglio Cunningham fece alle persone che lavoravano a Bletchley Park per ringraziarli del loro lavoro e, dopo, ripercorre tutta la storia della decrittazione del messaggio e della battaglia di Capo Matapan.

La cosa importante di questo libro è che l’autore intervistò Mavis Lever Batey che gli raccontò come riuscì a decrittare il messaggio: “È stato come risolvere le parole incrociate”.

Pone in evidenza:

1)      L’importanza del gruppo di Bletchley Park. (pp. 5-7)

2)      Trizzino. (p. 9)

3)      Ultra. (pp. 150-152)

4)      Decrittazione del messaggio “oggi è il giorno X-3”. (pp. 193-197)

5)      Intervista con Mavis Lever Batey. (pp. 207-211)

 

1993 – Storia e politica navale dell’età contemporanea.

Alberto Santoni, Storia e politica navale dell’età contemporanea. Roma: Ufficio Storico della Marina Militare, 1993.

Da pagina 217 a pagina 235 c’è un breve sommario di Matapan.

Si nota:

1)      L’ordine n. 51106 del 23 Marzo 1941 – h. 21,10 – fu mandato “via filo” e non fu intercettato. (p. 218)

2)      Ordini da Roma a Rodi (Egeomil) del 24 e del 26 Marzo 1941 furono mandati via radio e usando la macchina cifrante Enigma e furono decrittati.  (pp. 218-220)

3)      Battaglia di Matapan con piantine illustrative. (pp. 226-233)

4)      Ultra, e non Cynthia o “traditori”, ne è responsabile. (p. 235)

 

1999 – The Secret History of British Intelligence in the Americas, 1940-1945.

British Security Coordination, The Secret History of British Intelligence in the Americas, 1940-1945. New York: Fromm International, 1999.

Questa è la storia del British Security Coordination scritta secondo le direttive di Sir William Stephenson, perciò non vera (vedere: Timothy J. Naftali, Intrepid’s Last Deception, 1993).

Il capitolo riguardante l’Ammiraglio Lais è uguale a quello di The Quiet Canadian.

 

2000 (in Italia 2002) – La guerra dei codici

Stephen Budiansky, La guerra dei codici. Milano: Garzanti, 2002.

Molto interessante, molto tecnico, molto ben fatto.

Copre tutta la Seconda Guerra Mondiale ed è su “come” i crittoanalisti hanno fatto a violare i codici Enigma e “come” questo fosse un lavoro costante perché i codici venivano cambiati in continuazione.

Sul Mediterraneo non dice molto (pp. 289-290).

 

2000 (in Italia 2003) – Il codice Enigma

Hugh Sebag-Montefiore, Il codice Enigma. Milano: Il Saggiatore, 2003.

Molto interessante. Meno tecnico del precedente.

Comincia con la storia di Hans Thilo Schmidt, un tedesco che nel 1931 rivelò il segreto di Enigma ai servizi segreti francesi, e copre tutta la Seconda Guerra Mondiale in Europa e nell’Atlantico.

Il capito 10 è sul Mediterraneo:

1)      Dilly Knox e il suo gruppo lavoravano sui codici italiani. (p.125)

2)      Storia di Mavis Lever Batey. (pp. 127-129)

3)      Tecnica delle fettucce usata per violare i cifrari (pp. 129-130), e Appendice V (pp. 399-410).

4)      Matapan. (pp. 131-139)

5)      Causa per diffamazione della memoria dell’Ammiraglio Lais. (pp. 139-141)

6)      Quando Spy venne mostrato in TV, Mavis Lever Batey fu contattata da un investigatore italiano (inchiesta parlamentare del 1980) al quale essa spiegò “come” riuscì a violare il cifrario italiano (tecnica delle fettucce spiegata nell’Appendice V) senza assolutamente nessun aiuto di altri cifrari. (p. 141)

 

2006 – L’agguato di Matapan, 28-29 Marzo 1941.

Massimo Zamorani, L’agguato di Matapan, 28-29 Marzo 1941. Milano: Mursia, 2006.

Si nota:

1)      Mavis Lever Batey e decrittazione del primo messaggio. (pp. 10-11)

2)      Causa per diffamazione della memoria dell’Ammiraglio Lais. (pp. 176-177)

 

2010 – ULTRA Intelligence e macchine Enigma nella guerra di Spagna, 1936-1939.

Alberto Santoni, ULTRA Intelligence e macchine Enigma nella guerra di Spagna, 1936-1939. Milano: Mursia, 2010.

Con questo libro, frutto di ulteriori ricerche da parte dell’autore negli archivi inglesi, veniamo a sapere che la Government Code and Cipher School britannica iniziò a decrittare i messaggi in codice dell’Aereonautica e della Marina italiane già dal 1936 (all’epoca della guerra civile spagnola), e che le macchine Enigma, utilizzate per la prima volta dalla Marina italiana in quell’occasione, furono violate nel 1936 e non nel 1940 come fino adesso creduto.

 

2010 – MI6. The History of the Secret Intelligence Service, 1909-1949.

Keith Jeffery, MI6. The History of the Secret Intelligence Service, 1909-1949. London: Bloomsbury, 2010.

Questo libro si basa sulla ricerca fatta dall’autore negli archivi dei servizi segreti britannici ai quali ha avuto accesso dietro invito del capo dei medesimi, come spiegato nell’introduzione.

L’autore è professore di storia alla Queen’s University di Belfast.

Ecco quanto scrive a proposito di Sir William Stephenson e di Cynthia:

“William Stephenson’s 1945 Official History asserts that among BSC’s most significant achievements was the penetration of the Italian, French and Spanish embassy staffs in Washington, while thanks to the amorous activities of agent ‘Cynthia’, both the French and Italian naval cyphers were obtained. The history also maintains that Cynthia was responsible for short-circuiting an Italian attempt to scuttle merchant ships interned in US ports. The SIS files contain nothing about any role Cynthia may have had against the Italians

(Keith Jeffery, MI6. The History of the Secret Intelligence Service, 1909-1949. London: Bloomsbury, 2010; 1st paperback edition, 2011, pp. 454-455.)

 

Allegato 1- Sentenza I Grado

 

Allegato 2 - Prima arringa dell’Avv. Prof. Pietro Nuvolone

 

Allegato 3 - Sentenza Appello

 

Allegato 4 - Seconda arringa dell’Avv. Prof. Pietro Nuvolone

 

Allegato 5 - Sentenza Cassazione